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Title: I pazzi
Author: Bracco, Roberto, 1861-1943
Language: Italian
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*** Start of this LibraryBlog Digital Book "I pazzi" ***


  ROBERTO BRACCO

  I PAZZI

  DRAMMA IN QUATTRO ATTI


  1922

  REMO SANDRON--Editore

  Libraio della R. Casa
  MILANO - PALERMO - NAPOLI - GENOVA - BOLOGNA - TORINO - FIRENZE

  Copyright by Roberto Bracco 1922 in the United States of America.


PROPRIETÀ LETTERARIA

_I diritti di riproduzione, di traduzione, ecc. sono riservati per tutti
i paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia._

È assolutamente proibito di rappresentare questa produzione senza il
consenso scritto dell'Autore (_Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre
1882_).

  [Illustrazione: firma dell'autore]

Off. Tip. Sandron--119--I--100522.



PREAMBOLO


_Ho voluto graziare questo dramma che gemeva nel prefunerario cassetto
delle mie cose inedite e condannate a un rogo piú o meno lontano,
perché, leggendolo (evidentemente lo avevo scritto, ma non lo avevo
letto mai) ho ritrovate, vive e cospicue, sotto la polvere d'una
affrettata negligenza scettica, le ragioni donde mi germinò nella
commossa fantasia. Esso è, in vero,--quale che sia il valore estetico
che contenga--la continuazione, il compimento, la sintesi, il culmine
sillogistico di molte opere mie d'indole tragica, forse non pregevoli e
tuttavia non spregiate e non ancora a me discare. E mi sembra che ciò
debba risultar netto a chiunque abbia avuta la cortesia di guardare al
cammino che io, illuso o disilluso, alacre o accidioso, ho percorso fin
qui nel campo scenico, tra la volubilità delle platee e quella della
ribalta, sempre serbandomi piú tenero dei miei lettori che non delle une
e dell'altra, sempre sognando un po'... un teatro senza teatro. (È una
mia antica e fissa idea che si possa non destinare al teatro--cioè alla
rappresentazione--un'opera a cui si sia data l'impronta della scena. Non
è forse presumibile che l'artista abbia prescelta questa impronta
soltanto perché è quella piú vicina a una forma di vita?...)_

_Il costrutto del dramma graziato, che, mediante il salvacondotto della
tipografia, potrà liberamente vivere o vivacchiare e morire di morte
naturale e che si aderge a compiere la sagoma d'una piramide
racchiudente le già vissute opere cui ho accennato, non è da enunciare
in una baldanzosa conclusione, né in una sbandierabile sentenza, ma
bensí in due interrogazioni, trepide e pur pungenti:_

_--Dove finisce, nell'animale umano, la saggezza e dove comincia la
follia?_

_--Quali sono, nel nostro mondo, i pazzi e quali sono i savii?_

_Ecco, nella trama e nella sostanza, il mio dramma, che le due
interrogazioni rivolge a me stesso e all'umanità._

_L'umanità non risponde. E non rispondo nemmeno io. Quattro volte cala
il velario sulla controversa vicenda inscenata. L'ultima volta cala
lasciando che le due interrogazioni proseguano, vie piú aguzze, a
pungere l'umanità e me, come in una eco perpetua._

_L'Arte non offre, non indica, non suscita soluzioni di problemi che
anche la Filosofia invano affisa o sviscera o espone scevri di scorie.
Al piú al piú, si sforza di tradurli in visioni che parlino alla
sensibilità, senza troppo incomodare la mente._

_I_ pazzi _del mio dramma sono appunto una visione composta
dall'Arte:--dalla povera Arte di un pazzo... o di un savio._

                                               _Roberto Bracco_

  Febbraio, 1922.



I PERSONAGGI DEL DRAMMA


  SONIA ZAROWSKA
  ULRICO NARGUTTA
  FRANCESCO FLORIANI
  AGNESE FLORIANI

  _Il professor_ ANTONIO BERNARDI
  LORENZO GEMMI
  _Il Signor_ LEMMS
  _Un Agente della Polizia_
  _Suora_ MARTA
  _Il Guardiano--d'una Casa di Salute_
  _Le Ricoverate_
  _Una cameriera_



PRIMO ATTO


_Lo studio del dottor_ FRANCESCO FLORIANI.

_Nella parete di fondo, una porta che dà in un salotto. Una porta--in
secondo piano--a sinistra. Dallo stesso lato--in primo piano--uno
scrittoio, con la relativa seggiola a bracciuoli, di cui la spalliera è
accostata al muro, e un divano che, formando un angolo con lo scrittoio,
si stende parallelo alla parete di fondo fin quasi al centro della
stanza. Qualche tavolino, qualche seggiola a sdraio, qualche seggiola
leggera. Un'altra porta--in primo piano--a destra. Ampie librerie. Sullo
scrittoio, libri, carte, fascicoli, l'apparecchio del telefono, i
bottoni della soneria elettrica e una grande fotografia: la fotografia
di_ AGNESE FLORIANI, _in una cornice finemente intarsiata_.

_Una severa signorilità._


I.

(FRANCESCO _è seduto allo scrittoio. Agnese è seduta sul divano.
Tacciono entrambi, cogitabondi, in una greve tristezza._)

(_Il tintinnio del telefono risuona indiscreto._)

FRANCESCO

(_contrariato--avvicina il microfono._) Pronto. (_Pausa._) Io sono il
dottor Floriani. E lei?... Chi è lei?... (_Ascolta. Pausa._) Non sento.
Un po' piú forte, prego. (_Ascolta. Pausa._) Cosa dice?... (_Ascolta.
Pausa._) Ah, ho capito finalmente! Dice d'essere una mentecatta. Se
desidera di consultarmi, venga pure. Ricevo di solito dalle 15 alle 17.
(_Ascolta. Pausa._) Non desidera di consultarmi? E che vuole da me? Si
sbrighi! Che vuole?... (_Ascolta. Pausa._) Non vuole niente! E allora
perché mi ha chiamato?... (_Ascolta. Pausa._) Esattissimo! Ammiro la sua
perspicacia. È insensato domandarle il movente dei suoi atti o delle
idee che le passano pel capo. Neanche ai savii bisognerebbe rivolgere di
simili domande. La ossequio. (_Ripone il microfono sul cavalletto._)

(AGNESE _e_ FRANCESCO _tacciono ancora. Ciascuno dei due è intento al
silenzio dell'altro._)

FRANCESCO

... E abbiamo, una volta di piú, taciuto abbastanza, dopo di avere, una
volta di piú, abbastanza parlato. Torna alle tue occupazioni, tu, come,
alla men peggio, io tornerò alle mie. Tant'è: o parlando o tacendo, noi
ci aggiriamo in un laberinto: nel piú intricato dei laberinti. Avremmo,
forse, potuto uscirne solamente se fosse crollato il tuo ermetico
orgoglio. Esso è incrollabile, perché custodito dall'istinto. Non
troveremo mai una via di uscita.

AGNESE

(_con un accento coraggioso che squarcia la tristezza_) Io l'ho trovata!

FRANCESCO

Non lo credo.

AGNESE

Sí, l'ho trovata.

FRANCESCO

Sei presa da uno sdegno che sempre piú allontana da te e da me la
probabilità di trovarla.

AGNESE

L'ho trovata, l'ho trovata, Francesco!

FRANCESCO

Ma che stai per propormi, Agnese?! Tu mi fai tremare. Una perfida
temerità lampeggia nei tuoi occhi.

AGNESE

Perfida, no: astiosa, bensí, e ribelle, come la temerità di chi,
all'approssimarsi di un immane pericolo immeritato, insorge con tutte le
sue forze per superarlo e per trionfarne!

FRANCESCO

Quale sarebbe la via di uscita che hai trovata?

AGNESE

Noi dobbiamo separarci.

FRANCESCO

(_in un afflusso d' amarezza_) Questo sai volere, raccogliendo le mie
angosce e i miei gemiti? Questo sai offrirmi per placarmi, tu che sei
stata per me la donna unica e che hai assorbita tutta la mia essenza di
uomo? Ah, che desolazione! E che miseria!

AGNESE

Io ti ripeto, ogni giorno, ogni giorno, che nulla mi ha mutata, che
nulla mi muterà mai. Te lo ripeto a fronte alta e con la voce ferma. E a
fronte alta, come una martire cristiana, subisco di essere dilaniata
dalla tua diffidenza che non si determina in nessun perché, che non
parte da nessuna circostanza visibile, che non denunzia nessun segno di
defezione del mio cuore e dei miei sensi nei nostri rapporti coniugali.
Somiglia al coltello di un chirurgo capriccioso caparbio audace e
inesperto che si ostini a sbrandellare le carni di un corpo sano per
cercarvi una rovina che non c'è. È uno scempio inaudito! Io sono stanca!
Non ne posso piú! Non ne posso piú! Non resisto piú! E anche tu sei
stanco!... Sei stanco della tua travagliata e vana inchiesta. Sei stanco
della tua crudeltà che ti ha logorato non meno di quanto abbia logorato
me. Eppure continui a non aver fiducia nella interezza del mio affetto
di moglie e d'amante, e quotidianamente la tua diffidenza ricomincia a
dilaniare, a sbrandellare... No! No! È troppo! Noi ci separeremo, e Dio,
se vuole, ci assisterà!

FRANCESCO

Sta' tranquilla, Agnese. Ci separeremo. (_Con apparente calma_) Che per
molti motivi questa soluzione sia logica non me lo dissimulo. E se non
fosse o non mi sembrasse logica?... A me basterebbe a renderla
necessaria il fatto stesso che tu la proponi. Dicendo: «separiamoci», tu
schianti i pochi puntelli dell'edificio sconnesso. E non c'è piú modo di
sorreggerlo!... (_Svoltando_) Fortunatamente, non abbiamo figli. È stata
una beffa infame che il destino ha gettata sui bollori della nostra
unione. Nondimeno, ora, per noi è una sagace fortuna. Senza figli, il
separarci sarà la cosa piú spiccia e piú semplice del mondo: spiccia e
semplice come sono, in generale, le grandi tragedie della vita!... (_Si
leva, si morde un pugno, cammina per la stanza, sbandato. Poi, si
ferma._) E cosí, in due minuti, tutto è accomodato, tutto è definito.
Non piú legami, non piú controlli di sentimenti e di pensieri. Non piú
lo scempio inaudito!... Ciascuno di noi due non apparterrà che a sé
medesimo. Tu ti porterai via la tua verità salvandola dalle mie
intransigenti e cupide investigazioni. E io resterò vedovo, saturandomi
d'un rancore innocuo per te e guardando discendere in un baratro,
insieme col passato, la mia povera felicità ridotta in frantumi.

AGNESE

E non anche la mia, forse?... Non anche la mia?... Dillo! Dillo!


II.

SUORA MARTA

(_dalla sinistra, prima d'entrare_) Permesso?

FRANCESCO

(_ricomponendosi_) Avanti, Suora Marta. Che c'è?

SUORA MARTA

(_entrando_) Il professor Bernardi ha quasi terminata la sua visita alle
ricoverate.

FRANCESCO

(_battendosi la fronte con la mano_) Ah già! C'è la visita del professor
Bernardi!...

SUORA MARTA

(_comprende di essere--involontariamente--importuna._) Ma non si
scomodi, direttore. Il professor Bernardi mi ha raccomandata di
comunicarle che, se lei ha da fare, egli non vuole disturbarla. Ha
soggiunto che, dovendo trattenersi ancora in questa città, avrebbe il
tempo di ritornare per salutarla.

FRANCESCO

Piú o meno, ho sempre da fare.

SUORA MARTA

Gli riferirò che lei si scusa per oggi.

FRANCESCO

No, Suora, no. Che penserebbe di me?... Io non l'ho accompagnato durante
la sua ispezione scientifica affinché il contegno delle ricoverate non
risentisse della mia presenza, della mia immediata vigilanza. E mi pare
che egli abbia apprezzata questa mia scrupolosità. Ma adesso mi è
doveroso parlargli, mi è doveroso di stare un po' con lui. Gli direte
che io lo aspetto qui o che mi faccia avvertire appena si sarà sbrigato.

SUORA MARTA

Sta benissimo. (_Via._)

FRANCESCO

Ed eccomi assillato, eccomi vessato dai miei doveri e dalle mie
responsabilità quando vorrei potermi sottrarre a tutto quello che mi
ricorda di essere vivo!

AGNESE

(_già in piedi_) Le tue responsabilità e i tuoi doveri sono
provvidenziali oggi e saranno provvidenziali in avvenire. Non
lamentartene. Io te l'invidio!... T'impediranno di abbatterti.
Impegneranno le tue ore in un'attività che, per quanto imposta, ti sarà
poi di sollievo.

FRANCESCO

(_acido, e torvo_) Mi condanneranno a uno sforzo di sdoppiamento: a uno
sforzo in cui corre il rischio di spezzarsi chi non possegga
l'elasticità di coscienza per la quale è facile infingersi o mentire!
(_Un intervallo._) E siamo intesi.

AGNESE

Siamo intesi davvero, Francesco! (_Tutta raccolta, esce._)

FRANCESCO

(_tra sé--scervellandosi_)... Ghermire quello che è dentro l'involucro
che si può toccare, quel che è al di là della fisonomia e dei gesti che
si vedono, al di là della voce e della parola che si odono: questo è il
problema insolubile!...


III.

BERNARDI

(_nella stanza contigua, a sinistra_) Grazie, gentilissima Suora, e non
mi dimentichi!

FRANCESCO

(_si sforza di assumere un atteggiamento di cordiale cortesia e gli va
incontro._) Favorisca, Professore! Favorisca!

BERNARDI

(_avanzandosi_) Sono a lei, collega. (_È un uomo sulla cinquantina.
Alto. Magro. Adusto. Elegante. Disinvolto. Barbetta a punta, brizzolata.
Naso lungo, arcuato. Sopracciglia convergenti. Sguardo fosforescente,
penetrante. Ha un po' un'aria da Mefistofele bonario. Il suo sorriso è
buono. Parla con aristocratica affabilità e con ricercatezza,
ascoltandosi, assaporando la frase fiorita arguta._)

FRANCESCO

Ella mi ha sospettato di tanta indifferenza da rinunziare a mietere
súbito le sue impressioni e a darle súbito qualche schiarimento! Mi
faceva torto.

BERNARDI

Pardon!... L'indifferenza è spesso un'affermazione di serenità. Mi
sarebbe parsa legittima in lei. E anche piú legittima mi sarebbe parsa
una piú limitata tolleranza della mia indiscrezione.

FRANCESCO

Un linguaggio cosí umile è paradossale sulla bocca dell'insigne
professor Antonio Bernardi.

BERNARDI

Una vera indiscrezione è stata la visita che ella mi ha consentita. Ciò
che giustifica l'indiscrezione è la speciale fama di cui Ella gode e di
cui è circondato questo monastico rifugio della psicopatia femminile.
Una attrattiva irresistibile!

FRANCESCO

(_con dignitosa modestia_) La fama di cui godo?... Io sono l'ultimo
arrivato.

BERNARDI

_Last not least_, come sottilmente dicono gl'inglesi.

FRANCESCO

Ma è certo che questo rifugio non è che l'abbozzo di una Casa di Salute.

BERNARDI

Protesto, collega! Molto piú di un abbozzo!

FRANCESCO

Minuscola. Rachitica. Incompleta. E mi cruccio di non avere i mezzi per
ampliarne la capacità ospitale, per svilupparne l'efficienza.

BERNARDI

Già troppa la sua abnegazione! È notorio che ella giuoca e perde alla
roulette dell'altruismo tutte le sue entrate di possidente.

FRANCESCO

Mio padre mi lasciò un titolo di conte che ho seppellito e un po' di
proprietà che onoro col dedicarne le non larghe rendite a un'opera di
soccorso.

BERNARDI

E non trova appoggi finanziarii per una fondazione d'indole cosí
filantropica?!

FRANCESCO

Cercandone, forse ne troverei. Ma avendo voluto adottare dei metodi
esclusivamente miei, ho dovuto serbare al Ricovero un carattere di
personale esperimento e di personale filantropia. Inferme che paghino,
difatti, non ne ammetto se non in linea eccezionale, e sempre che io
abbia un posto disponibile l'offro a qualche inferma povera o accolgo
gratuitamente quella che mi sia portata, come una naufraga, dalla marea
delle sue sventure.

BERNARDI

Tutto ciò è sublime!

FRANCESCO

No, non è sublime. C'è in me--gliel'ho confessato--un'ambizione di
autonomia, una ostinata insubordinatezza.

BERNARDI

Anche questa «insubordinatezza» accede alla sublimità. Nella cura della
follia o della semi-follia ella si è proposto di sostituire l'influsso
dell'Idealismo ai dettami positivistici. Verso le vie del cielo! _Coelum
accipere!_

FRANCESCO

Mettiamo i punti sugl'_i_, Professore. Non vorrei che mi si tacciasse di
cecità. Secondo me, l'Idealismo è creatore o coefficiente di coesione
morale, e, secondo me, coesione morate è sanità della mente, è vigoria
dell'anima. Io sostituisco l'influsso dell'Idealismo ai dettami
positivistici solamente quando la causa della follia o della semi-follia
non permanga nel dominio del clinico e quando, perciò, il positivismo
onesto non abbia nulla da fare. Idealista, sí. Cieco, no.

BERNARDI

Evidentissimo, perdiana!

FRANCESCO

Tuttavia, lo so che nel campo della scienza ufficiale io non sono che un
reprobo, un traditore.

BERNARDI

La scienza ufficiale è in piena bancarotta, non vale la pena di esserle
devoto.

FRANCESCO

M'incoraggia a tradirla proprio lei che è un ortodosso?

BERNARDI

Un miscredente, sono! Un malinconico miscredente! La piú nera
miscredenza mi si è infiltrata dentro e non mi lascia piú. Sono da
compiangere, io. Lei, almeno, può illudersi di utilizzare il suo
idealismo procedendo da un punto di partenza che, après tout, non è
arbitrario. Si chiama psichiatria la dottrina che riguarda le malattie
mentali. La parola stessa di questa denominazione già implica che in
origine la sede di tali malattie è stata ritenuta la psiche, ovverosia
l'anima, che sarebbe il cosiddetto principio spirituale della vita. Ella
ha quindi il diritto di concludere: curiamo l'anima. E ha, inoltre,
quello di ridere in faccia ai psichiatri incondizionatamente
materialisti che della vita ostentano rinnegare il principio spirituale,
mentre, per tacito consenso, lo ammettono nella denominazione della loro
dottrina. Il guaio grosso è per me, che ho professato il positivismo e
ogni giorno ne ho costatato il fiasco, che era, poi, il mio fiasco! Non
sapevo piú da che parte voltarmi. Interrogavo i fatti a uno a uno per
cavarne l'indicazione di una cura diritta e razionale. Fatica da Sisifo!
Il positivismo applicato alla psichiatria è un ammasso di preconcetti
cristallizzati, i quali danno sempre ai fatti le medesime fisonomie,
false e bugiarde. E poiché essi mi restavano addosso, appiccicati come
crittogame, e non c'era mezzo di espellerli, i fatti mi restavano
davanti come sfingi perverse, a confondermi, a sfidarmi, a dileggiarmi,
a provarmi l'inanità della mia scienza, a irritarmi fino alle piú
estreme conseguenze. Le attesto che talvolta ho sentito d'impazzire
anch'io.

FRANCESCO

E no, Professore! Questa è una iperbole! Una triste iperbole!

BERNARDI

(_spiccando le sillabe_) «Ho sentito--ripeto--d'impazzire anch'io». Mi
esprimo con esattezza storica, egregio collega. Mi è accaduto
precisamente di avvertire i prodromi di uno squilibrio cerebrale. Se ne
meraviglia molto?... Ci asterremo, per altro, dall'asserire che sia un
caso originalissimo. Parecchi squilibrî cerebrali, latenti o flagranti,
contristano la famiglia dei psichiatri, e non è mai da escludere la
possibilità che un medico di pazzi impazzisca.

FRANCESCO

(_con un lieve sorriso_) Ma ella ha i connotati della piú solida e piú
resistente saggezza.

BERNARDI

L'opinione plebea che molti savi sembrino pazzi e viceversa... non è del
tutto infondata.

FRANCESCO

L'esperienza discerne.

BERNARDI

Discerne sempre--me lo consenta--attraverso la stalattite del nostro
convenzionalismo. Noi non sappiamo differenziare la follia dalla
saggezza che per quei connotati i quali proprio noi abbiamo attribuiti
all'una e all'altra.

FRANCESCO

(_turbandosi_) Il suo scetticismo inesauribile sconforta e disorienta...
E nessuno può esserne piú sconfortato e piú disorientato di me. (_Con un
distacco di voluta disinvoltura_) Ma, Dio buono, non l'ho ancora
invitata a sedere. Prego... Prego.... Meglio tardi che mai.

BERNARDI

... Non m'ero accorto di stare in piedi. Siederò.

(_Seggono sul divano._)

FRANCESCO

(_scusandosi_) Vivo da un pezzo fuori del mondo. Comincio a perdere le
abitudini della buona educazione.

BERNARDI

C'è da compiacersene. La buona educazione è ingannevole come il
belletto.

FRANCESCO

E le sue impressioni, dunque?

BERNARDI

Non se ne disinteressa neppure dopo che mi sono cosí cordialmente
discreditato?

FRANCESCO

Non è uomo lei da discreditarsi in cinque minuti.

BERNARDI

Ma vedrà che altri cinque mi basteranno. _Partie remise_, a breve
scadenza! Le mie impressioni... Devo premettere che, da quando ho avuta
la visione chiara della inettitudine in cui mi dibattevo, ho piantata la
mia clientela, mi son munito di una valigia e mi son dato a un faticoso
_tourisme_. A cinquant'anni--l'età classica dei lauri e dei riposi
accademici--io faccio un modesto viaggio... d'istruzione. Vado attorno
per conoscere la clientela altrui e l'altrui esercizio professionale con
la speranza d'imbattermi in qualcosa che mi dia un po' di nuovo
nudrimento. Ero bene informato dei suoi criterî, emergenti dal libro che
ella ha scritto in collaborazione col compianto Paolo Gemmi--un
idealista che, morendo di suicidio, non ha di certo corroborato
l'Idealismo--e, quantunque io aborrissi ferocemente quei criterî come
astrazioni teoriche, varcando la soglia della sua Casa di Salute ho
_armistiziata_ la mia ostilità, con una tendenza conciliativa. Mi son
detto: «Chi sa!... Vediamo di che si tratta, _de visu et auditu_.» E piú
mi ha ammansito la sua spontanea decisione di non presenziare i miei
colloqui con le ricoverate. I nevrastenici, i nevropatici, gli aberrati,
gli alienati, e perfino gli ebeti, alla presenza del medico
curante--particolarmente se sia anche il loro benefattore--, serbano,
come per un mimetismo servile, un contegno che non corrisponde davvero
al loro grado di mentalità. Somigliano--diciamolo pure--alle bestie in
cospetto del padrone che le abbia ammaestrate. Sicché, ella eliminava
l'esibizione degli effetti effimeri e illusorî. Bellissimo gesto!

FRANCESCO

Un gesto di rudimentale lealtà.

BERNARDI

Ed oltremodo lieto ero che, tutto sommato, un inconsueto ottimismo mi
scortasse.

FRANCESCO

Ebbene?

BERNARDI

Mi affretto a dichiararle che i primi scandagli mi hanno pienamente
soddisfatto. Riscontravo in quelle menti un assetto singolare, una
notevolissima coordinazione nei rapporti col mondo esteriore, uno
svolgimento del pensiero abbastanza vicino alla continuità logica. Ma,
purtroppo, egregio e caro collega, la insistenza della mia ispezione ha
mutati in ortiche i fiori còlti dal mio neo-ottimismo. Dubbi su
dubbi!...

FRANCESCO

Gradirei qualche esempio, Professore.

BERNARDI

Piuttosto li riassumo e glieli sottometto in forma interrogativa, con la
piú nitida schiettezza. Non sono forse--domando io--irreperibili o
dissipati, in quelle menti, i segni della personalità e del libero
arbitrio? Convinto di avere piú o meno raddrizzate dieci, dodici,
quindici menti, non le ha, forse, ella, invece, soppresse o represse in
una specie di uniformità, quasi che le abbia chiuse in tanti astucci
simili? E questi risultati non sarebbero forse dovuti... a un potere
formidabile della sua volontà, in cui la vecchia scienza riscontrerebbe
di leggieri una influenza tutta positivistica e tutta divergente
dall'influsso di quell'idealismo che ella, in buona fede, intende di
utilizzare?... Ecco le ortiche, collega.

FRANCESCO

Se ella, professore, si trattenesse qui una intera giornata, si
persuaderebbe che l'uniformità subisce tante variazioni quante sono le
mie ospiti. Gli elementi che compongono la loro personalità--l'origine,
l'atavismo, il temperamento, le condizioni sociali, le efflorescenze
della vita vissuta--si modificano, ma non spariscono. La cura dell'anima
vuole e può aspirare a rendere fissa e predominante, in dieci, in
dodici, in quindici cervelli una forza direttiva unica che tende a
salvarli: non vuole e non può staccarli dalla esistenza individuale,
dagli elementi che la compongono. E se ella, trattenendosi qui una
intera giornata, mi stesse accanto, si persuaderebbe che questa forza
direttiva non è determinata da un potere formidabile della mia volontà,
il quale minacci il libero arbitrio come il potere d'un ipnotizzatore,
ma sibbene da una dolce disciplina genuinamente educativa che avvia alla
bontà, all'orrore per il peccato, alla fraternità cristiana, alle gioie
del benessere fornito dalla virtù!

BERNARDI

... Una certa dose di _haschich_, servita a cento mussulmani diversi,
discopre ugualmente a ognuno di essi il paradiso di Maometto!... Ma non
badi alle mie divagazioni... e, soprattutto, non pensi che io ardisca di
combatterla nelle sue trincere. La malattia dell'autocritica fa
dell'«insigne professore Antonio Bernardi» un fantaccino disarmato e
sprovveduto di umor bellico. Non rintuzzo, non polemizzo, e,
timidamente, mi ritraggo.

FRANCESCO

Ahimé!... Sono io indotto a polemizzare! Polemizzo, le garantisco, piú
con me stesso che con lei. E polemizzano cosí tutti coloro che temono
d'errare. I dubbi da lei esposti trovano un propizio terreno nella mia
coscienza, dove... (_una densa mestizia lo adombra_) ogni dubbio molto
facilmente alligna.

BERNARDI

(_vivace_) In altri termini, siamo tra noi meno lontani che non sembri,
e ben presto cammineremo a braccetto su una via di mezzo. Ella avrà
continuato a sperimentare, io avrò continuato a istruirmi. Saremo--non
se ne accori--piú inetti di oggi. Ma auguriamoci che, ciò non ostante,
accompagnandoci a vicenda, riesciremo ad affrancarci dai dubbii spinosi
e quindi dal timore d'errare.

FRANCESCO

Sarebbe un beneficio per chi ha bisogno dell'opera nostra.

BERNARDI

Sarebbe un beneficio per noi, collega! L'uomo che non teme d'errare è
probabilmente un imbecille, ma è sempre un uomo felice. E _sur ça_,
prendo congedo.

FRANCESCO

(_dissimula un moto di sollievo, facendo atto di sollecita
condiscendenza._)

(_Si alzano. Si stringono la mano._)

BERNARDI

Le proffero _toto corde_, Francesco Floriani, la mia amicizia e la mia
gratitudine.

FRANCESCO

Rifiuto la gratitudine, accetto l'amicizia. (_Scorciando_) La sua
carrozza, Professore, è al cancello del giardino?

BERNARDI

No. L'ho lasciata giú, alla svolta. Ho voluto discendere lí per ammirare
dappresso il marmoreo angioletto che addita, con l'indice teso, l'asilo
salutare.

FRANCESCO

Una puerilità.

BERNARDI

Un gentile simbolo poetico.

FRANCESCO

(_precedendolo verso il fondo_) Per di qua, Professore. Da questa parte
troverà piú presto la sua carrozza.

BERNARDI

Non si dovrebbe scegliere la via piú breve uscendo da un luogo donde si
esce a malincuore...

FRANCESCO

(_sulla porta gli dà il passo. E via, con lui._)


IV.

IL GUARDIANO

(_entra, zelantissimo, dalla sinistra, togliendosi il berretto._) Signor
Direttore... (_È un omino attempato, segaligno, arzillo, col naso
aguzzo, con gli occhietti neri, tondi, mobilissimi, lucidi._) (_Guarda
attorno._) Non c'è... (_Consulta il suo orologio._) Le quindici e tre
minuti! (_Severo_) A quest'ora non dovrebbe muoversi dal suo studio.
(_Consulta di nuovo l'orologio._) Precisamente: le quindici e tre
minuti! (_Ricorda, brontolando, gli ordini del Direttore:_) «Dalle
quindici alle diciassette ricevo tutti. Annunzierai chiunque chieda di
essere ricevuto.» E poi?... Non c'è! (_Scontento ed energico, chiama:_)
Signor Direttore!... Signor Direttore!...

FRANCESCO

(_dal fondo_) Perché gridi cosí, Michele?

IL GUARDIANO

Per chiamarvi.

FRANCESCO

Di': che vuoi?

IL GUARDIANO

Che voglio?... Eseguo i vostri ordini con l'orologio alla mano. (_Lo
cava fuori ancora una volta_) «Dalle quindici alle diciassette ricevo
tutti. Annunzierai chiunque chieda di esser ricevuto.»

FRANCESCO

Oggi, no.

IL GUARDIANO

(_burbero_) Oggi, no?!... E non mi avete avvertito! Voi rimettete la
testa sul collo a coloro che l'hanno perduta, e a me la fate perdere.

FRANCESCO

Non chiacchierare troppo. Michele, e modera il tuo zelo. Chi c'è di là?

IL GUARDIANO

Un tale a cui non garbava di declinare il suo nome. Pretendeva di non
essere annunziato. Pareva che entrasse in un caffè, in una trattoria, o
peggio.--«Di qui, senza nome, non si passa!»--«Io sono sempre passato e
passerò.»--«E io, da sei mesi che mi pregio di stare al servizio del
dottor Francesco Floriani come custode della sua Casa di Salute, non vi
ho mai visto. Voi non passerete!»

FRANCESCO

Ti lodo, Michele, ma adesso non ti dispiaccia di abbreviare.

IL GUARDIANO

L'ho messo alle strette e finalmente mi ha incaricato di annunziare
(_calcando le parole:_) «Ulrico Nargutta, ex pazzo.»

FRANCESCO

(_con una certa emozione_) Ulrico Nargutta!... Fallo passare! Fallo
passare immediatamente!... È come una persona di famiglia. Sii molto
riguardoso con lui; e gli permetterai di entrare e di uscire quando
vorrà.

IL GUARDIANO

Non devo annunziare--caso mai--nessun altro?

FRANCESCO

Nessun altro. Vai, Michele! Non indugiare di piú.

IL GUARDIANO

(_con autorità_) E mi raccomando: niente contrordini.

FRANCESCO

Niente contrordini, non dubitare.

IL GUARDIANO

(_impettito e minaccioso_) Si presenti anche il signor Domineddio, lo
mando al Diavolo!

FRANCESCO

(_tra sé_) Venga, venga il mio vecchio amico! Con lui non sarò obbligato
a reprimermi, a mascherarmi... (_S'appressa alla porta dalla quale è
uscita AGNESE, e v'inoltra lo sguardo._)


V.

ULRICO

(_comparisce dal lato opposto, e si ferma profilandosi in una comica
prosopopea._) Ulrico Nargutta, ex pazzo!

FRANCESCO

(_si volta.--Non si raccapezza._) Tu sei Ulrico?!

ULRICO

Ne sono sicuro.

FRANCESCO

In fede mia, incontrandoti per istrada, non avrei potuto ravvisarti.
Lascia che ti abbracci, disertore! Ho molto piacere di averti
recuperato.

ULRICO

Recuperatissimo!

FRANCESCO

(_abbracciandolo_) Ma ti sei proprio costruito un altro aspetto!

ULRICO

S'intende bene! Non piú capelli lunghi, non piú la selvatica vegetazione
della barba e dei baffi, viso limpido, bocca sorridente, un elegante
monocolo che rende vezzoso l'occhio piú guercio: tutto un insieme
conveniente e quasi attraente. Veste nuova per l'uomo rinnovato! Il
pazzo che tu non sapesti guarire non c'è piú. Fammi le tue
congratulazioni, e dichiara che come medico sei una bestia.

FRANCESCO

Lo dichiaro volentieri, e non esito a congratularmi con te.

ULRICO

Non ci vediamo, su per giú, da un anno, a misura di calendario.

FRANCESCO

E non c'è stato mezzo di rintracciarti. Io ignoro sempre la tua
abitazione.

ULRICO

Per lo piú, la ignoro anche io!

FRANCESCO

E in quest'anno?...

ULRICO

Metamorfosi! Metamorfosi e guarigione completa! Ti prego di credere che
sei al cospetto del piú savio degli uomini!

FRANCESCO

Non è inverosimile.

ULRICO

Mi sono guarito da me, caro il mio dottore!

FRANCESCO

Neppur questo è inverosimile.

ULRICO

Ma il merito--spieghiamoci--non è tutto mio.

FRANCESCO

Sei modesto!

ULRICO

Mi son fatto consigliare... Indovina da chi.

FRANCESCO

Non indovino. Dimmelo.

ULRICO

Mi son fatto consigliare dall'umanità.

FRANCESCO

Il consiglio dell'umanità è la somma di parecchi milioni di consigli.

ULRICO

Ma rettifico: da una parte dell'umanità mi son fatto consigliare.

FRANCESCO

Dalla migliore.

ULRICO

Dalla peggiore! (_Siede a cavalcioni su una seggiola._) Mi attengo,
t'avverto, al giudizio corrente, tanto per capirci.

FRANCESCO

Il che, peraltro, non è indispensabile.

ULRICO

Secondo il giudizio corrente, è la parte peggiore dell'umanità quella
nella quale funzionano brutalmente il sangue, la carne, i nuclei
nervosi, i cinque sensi con le loro volubilità e attribuzioni
cooperative, e nella quale è disseccata o ridotta a proporzioni minime
la vita morale. Io ho aboliti tutti gli accidenti della vita morale, da
cui provengono le nostre inquietudini, le nostre incontentabilità, le
nostre sofferenze, i dibattiti, gli attriti, gli stenti, gli sforzi che
scombussolano il nostro essere fino allo sfasciamento, fino alla follia.
Neghi che questa sia la genesi della follia?.....

FRANCESCO

(_senza approfondire_) No.

ULRICO

Io mi sono brutalizzato. Non leggo, non scrivo, non studio, non penso,
non m'interesso di ciò che sta oltre la superficie delle cose, non ho
piú nessuna delle curiosità e delle esigenze che avevo quando ero un
animale superiore. Di che mi occupo io durante le ventiquattro ore della
piroetta terrestre intorno al sole?... Mi occupo dei miei bisogni e
desiderii materiali per soddisfarli con la massima scrupolosità. Una
volta--te ne rammenti?--il mio desiderio piú ansioso, il mio piú
impellente bisogno era di trovare l'onestà nel sesso femminile. Mi
affannavo a cercarla. Mai vistane neppure la coda! Me ne affliggevo! Me
ne disperavo! Che strazio! Che sventura! Che tragedia!... Io non la
trovavo o perché non è mai attecchita tra le discendenti di Eva o perché
non l'avevo mai conosciuta e, naturalmente, non potevo identificarla. Ma
tutto questo è stato da me spazzato via insieme con i peli che mi
deturpavano il volto. La mia esistenza è diventata esclusivamente
fisica. «Mi tocco, dunque esisto!» E crepi Cartesio! Cerco quello che
conosco, quello che so identificare, quello che è visibile e palpabile,
quello che non è punto arduo trovare. (_Animandosi_) E me la godo! Me la
godo a meraviglia! Tu, per guarirmi, t'incocciavi a nudrire, attraverso
l'organismo, il mio spirito. Ignorante! Dovevi, al contrario, avere
l'abilità di ucciderlo. Io l'ho ucciso! (_Si frega le mani, ridendo_) Eh
eh eh eh!....

FRANCESCO

(_sedendogli dirimpetto_) Mio buon Ulrico, tu sei un pazzo come prima.
La sola differenza è questa: che prima eri un pazzo di cattivo umore, e
adesso sei un pazzo di umor gaio..., almeno in apparenza.

ULRICO

Per me, il tuo giudizio non vale un fico secco! Non te l'ho chiesto e
non sono venuto con l'intenzione di chiedertelo. Non sono venuto con
l'intenzione di consultarti. Io son venuto, viceversa, per dare a te i
miei lumi, per sorvegliare la tua salute, per mettermi alle tue costole,
intento a diventare, all'occorrenza, il tuo medico, il tuo frenologo. E
mi accorgo di avere avuto una ottima ispirazione. Io ti trovo ammalato,
molto ammalato! Tu presenti un quadro patologico allarmante, e devi
impensierirtene.--L'epoca è triste, amico mio, per i psichiatri del
genere al quale tu appartieni. Il tuo correligionario Paolo Gemmi--hai
visto?--se n'è andato in cielo o altrove _motu proprio!_ Non mi era
simpatico. Quindi non deploro la sua assenza definitiva. Ma còstato, con
ponderazione, lo sfasciamento, lo sconquasso psicologico per cui egli si
è liquidato mediante un colpo di rivoltella.

FRANCESCO

Tu ripeti, a proposito del povero Paolo, la solita fantasticheria
generica che corre per le bocche di tutti quando la causa d'un suicidio
non è stata rivelata dal suicida.

ULRICO

Nel caso di lui non è una fantasticheria. Si tratta di un caso lampante
d'incongruenza. Egli non era uno storpio, non era un tubercolotico, non
era un diabetico, non era un vecchio asmatico, disponeva di parecchi
quattrini, di parecchio ingegno, d'una certa gloriola acquistata senza
troppa fatica: dunque per nessun motivo ragionevole poteva averne le
tasche piene, e chi sa in quali aspirazioni extraterrene, in quale
smaniosa alchimia andò a consumarsi e a smarrire la ragione. Ma per te
sono qua io! Sei fortunato. Ringraziami d'essere capitato in tempo!...
Vediamo un po'. Che ti senti? Che ti pare di sentirti?

FRANCESCO

(_si rannuvola, si alza.--Passeggia, torcendo tra le dita la catenella
dell'orologio._)

ULRICO

Non mi rispondi? Non puoi indicarmi i sintomi del tuo male? Non mi dài
gli elementi per la diagnosi? Li coglierò io stesso con la mia speciosa
radioscopia e con l'ausilio del ricordo che ho delle tue note
caratteristiche. (_Riflette._) La piú spiccata era l'amore per tua
moglie:--un amore incommensurabile e ininterrottamente afflittivo.
Quando, nelle tue ore di studio, non affliggeva lei in carne ed ossa, ne
affliggeva l'effigie!... E vedo che la sua fotografia è tuttora lí,
appiccicata al tuo scrittoio. (_Va a prenderla e se la mette davanti
allo sguardo._) Bella donna, non c'è che dire! Bella e giovanissima!
Piacerebbe anche a me se non fosse tua moglie!... (_Osserva_) Continui a
mutare la cornice di tanto in tanto. Sempre una piú preziosa dell'altra.
(_Ripone la fotografia sullo scrittoio._) Sicché: le cose stanno come
stavano. Il punto di partenza della mia diagnosi dev'essere questo: «tu
ami tua moglie come l'amavi».

FRANCESCO

(_tornando a sedere_) Bada che ti sbagli.

ULRICO

L'ameresti di piú?... Santo Iddio, sarebbe spaventevole!

FRANCESCO

La detesto!

ULRICO

Oh, caspita!... (_Lo fissa._) Hai scoperto che ti tradisce? Hai scoperto
che ha un amante?

FRANCESCO

Se avessi scoperto di essere tradito, non so quale enormezza avrei
commessa.

ULRICO

(_ironico_) Avresti avuto il diritto di ammazzarla!

FRANCESCO

(_convinto_) Ah, sí!

ULRICO

Il diritto è quella istituzione per la quale, quando che vogliamo, ci si
cava il gusto di dare qualche fastidio al prossimo senza fargli le
scuse. E, abbi pazienza, chiariscimi la situazione. Dal momento che tua
moglie ti è fedele, perché la detesti?

FRANCESCO

Non avermi tradito... non significa che mi è fedele.

ULRICO

Ti è infedele... col pensiero?

FRANCESCO

Ne ho il sospetto.

ULRICO

Per il semplice sospetto d'una infedeltà platonica, tu detesti colei che
hai tanto amata? Non è giusto. (_Col tono di chi dissimula di pigliare
in giro qualcuno_) Avresti dovuto innanzi tutto sincerarti. Sarebbe
stato approssimativamente giusto detestarla dopo di aver bene accertato
l'adulterio del pensiero.

FRANCESCO

(_traboccando_) E come si fa a guardare nel cervello altrui? Come si fa
a sorprendere la verità che vi si appiatta se perfino quella che è nel
cervello nostro talvolta ci si nasconde?

ULRICO

(_si frega le mani, ridendo_) Eh eh eh eh!... Precisamente! È alquanto
piú complicato che sorprendere il baco in una ciliegia bacata!

FRANCESCO

(_tutto agitato dalle sue idee, che ribollono_) Dal primo balenio del
sospetto ho frugato nel cervello di lei con l'acume, col rigore e con
l'accanimento d'un poliziotto che frughi nel nascondiglio di un
malfattore. Nulla ne ho cavato fuori che avesse la precisa vivezza della
verità assoluta. La fatica che ella compiva per affermare di essermi
fedelissima poteva parere una fatica compiuta per nascondermi la sua
infedeltà o per ingannare sé stessa. Ogni protesta poteva parere una
trepida difesa. Ogni lagrima poteva parere versata pel dolore d'una
rinunzia. Ogni «sí» aveva anche il suono di un «no». Ogni «no» aveva
anche il suono di un «sí». La verità qual era? dov'era?... Non è giusto
che io detesti colei che ho tanto amata?... La giustizia non c'entra. Il
mio sentimento non è una punizione, non è una condanna, non è un'accusa.
Io la detesto senza accusarla, senza giudicarla. La detesto per la sua
incapacità di debellare il mio sospetto. E di questa incapacità si è
confessata proponendomi la separazione.

ULRICO

Vi separerete?!

FRANCESCO

Dovevo bene accettare la sua proposta. L'ho accettata.

(_Pausa._)

ULRICO

(_con un'aria da medico accorto e dotto_) Amico mio, il tuo male non è
molto diverso dal male che io mi vanto di aver superato. L'origine di
entrambi i mali?... Un egoismo esuberante. L'egoismo fa la buona salute
se resta nel campo della praticità, se resta nel campo della
materialità, in cui tutto è riconoscibile, tutto è distinguibile, tutto
è piú o meno facile ottenere. Ma se sconfina e va a caccia di quel che
non si distingue, di quel che non si vede e che forse non è mai
esistito, se ambisce ad afferrare l'inafferrabile, produce
sconvolgimenti gravissimi, che, per giunta, si propagano intorno con una
irradiazione catastrofica. Tu non ti sei accontentato di chiedere a tua
moglie la fedeltà del corpo. Hai preteso da lei la fedeltà del pensiero,
cioè della mente, cioè del cuore, cioè dell'anima, cioè del diavolo che
ti porti, con la relativa prova concreta inconfutabile matematica!
Conseguenza fatale: sconvolgimento e irradiazione catastrofica! Adori
tua moglie e la detesti, la vuoi e non la vuoi, l'accusi e non l'accusi,
ti torturi e la torturi, soffri e la costringi a soffrire, impazzisci e
la costringi a impazzire. Io non avevo una moglie. L'egoismo mio non si
specializzava. Esso riguardava tutte le donne che passavo in rassegna
pretendendo di trovare l'onestà con la relativa prova concreta
inconfutabile matematica. Non le torturavo troppo perché riuscivano
sempre a svignarsela. L'irradiazione mancava. Ma, intanto, mi torturavo
io. Detestavo, adoravo, soffrivo, impazzivo,--impazzii! Mi sono curato,
e ora non soffro piú, non adoro piú, non detesto piú!... E sai quel che
ho fatto?... (_Si accalora, si elettrizza_) Come scelgo i cibi, i vini e
i liquori che piú mi letificano, ho scelta la mia donna nelle immense
fucine dell'abbrutimento. Giuro che non ce n'è un'altra di piú bassa
carata sulla faccia della terra! La mia donna è mia perché è di tutti.
Ha verso di me il merito insigne di piacermi infinitamente, e, se il
saperla di tutti mi desse un qualunque senso di pena o di ribrezzo o di
gelosia o di rancore, temerei di non aver conseguita la perfezione!
(_Ride_) Eh eh eh eh! (_Poi, con una scrosciante violenza_)
Brutalizzarsi, mio caro! Questa è la cura!

FRANCESCO

(_ha un brivido di nausea, e mormora:_) Potrebbe essere vero!...

ULRICO

(_dopo una breve pausa_) Ho chiacchierato troppo. E quindi ho sete. Non
di acqua, beninteso. Ho sete di absinthe: il liquido che piú mi è
omogeneo. In casa tua certamente non ce n'è. Vo' a berne in una buvette
qualunque. Mi accompagni?

FRANCESCO

(_lugubre_) Ti accompagno. E beverò anch'io.

ULRICO

Bravo!

FRANCESCO

(_si leva.--Preme un bottone della soneria elettrica._)

UNA CAMERIERA

(_dalla destra_) Ha chiamato?

FRANCESCO

Dite alla signora che esco. E portatemi il mio cappello.

(_La Cameriera va._)

ULRICO

... E a quando la separazione?

FRANCESCO

Dipenderà da lei.

ULRICO

(_incredulo_) Se hai sinceramente accettata la sua proposta, meglio non
ritardare.

FRANCESCO

Sono preparato, io! Non lo vedi che sono preparato?

ULRICO

(_rude_) E un taglio netto ha da essere!

FRANCESCO

Lo so.

ULRICO

Si applica molto cloroformio, ed energicamente si esegue.

LA CAMERIERA

(_ritornando e porgendo il cappello a Francesco_) La Signora la
pregherebbe di attendere un momento.

FRANCESCO

(_accigliandosi_) Attenderò.

(_La Cameriera si ritira._)

ULRICO

Pare che ti tocchi di litigare ancora un po' con tua moglie. Trastullerò
la sete con una sigaretta e mi tratterrò pazientemente in giardino,
purché la cosa non vada troppo per le lunghe.

FRANCESCO

No, Ulrico! Tu mi farai il favore di non allontanarti. La presenza tua
eviterà a me e a lei un'altra eventuale discussione, lacerante e oramai
inutile.

ULRICO

Allora, stai tranquillo: non mi muovo di qui. Duro come una sentinella!


VI.

AGNESE

(_entra dolorosa e rigida.--Non riconosce Ulrico.--Resta interdetta._)
Ti credevo solo.

ULRICO

I miei omaggi, Signora!

AGNESE

(_saluta, incerta, con un cenno del capo._)

FRANCESCO

È Ulrico Nargutta...

AGNESE

(_con cordialità poco espansiva_) Voi, Ulrico?... Perdonatemi di non
avervi riconosciuto. Vi vedo dopo un anno d'assenza... E siete cosí
trasformato!

ULRICO

Piú che trasformato, Signora! Del Nargutta di una volta non sopravvivono
che l'amicizia da cui egli era legato al dottor Francesco Floriani e la
devozione da cui era legato alla consorte di lui.

FRANCESCO

(_ad Agnese_) Che hai da comunicarmi con tanta fretta?

AGNESE

(_reticente_) ... Una mia decisione. Ma...

FRANCESCO

Ulrico è informato di tutto. È naturale che io non abbia voluto celare a
un intimo e sperimentato amico di casa ciò che tra breve non sarà un
segreto per nessuno. Puoi parlare liberamente.

AGNESE

(_noncurante e altera: non sdegnosa, non iraconda_) Per conto mio, non
ho nulla da celare a un amico di casa, e non avrei nulla da celare
neanche a una folla di estranei. Sicché, accolgo il tuo invito di
parlare liberamente. La decisione che ho presa è di lasciarti oggi
stesso.

FRANCESCO

(_con esasperata meraviglia_) Oggi stesso?!

AGNESE

Quando rincaserai, io sarò già via.

FRANCESCO

Ma questa è una fuga! È una fuga, Agnese! Tu fuggi.

AGNESE

Sí, fuggo.

FRANCESCO

E quale fatto nuovo o quale allarme t'induce a fuggire cosí?... Ti sono
sembrato, a un tratto, un manigoldo? un delinquente? un nemico?

AGNESE

Non riempire la tua voce di parole da fanciullo! Io profitto d'un
impulso che certo prima di domani sarà svanito.

ULRICO

(_borbotta in sordina:_) Approvo.

AGNESE

(_concitata_) Fuggo per non aspettare l'ora della resipiscenza, per non
aspettare l'ora della mia e della tua viltà; fuggo per schivare,
soprattutto, la tregua ingannatrice della notte che alla viltà della
transazione ci trascina; fuggo perché, se non fuggissi, se non ti
lasciassi oggi fuggendo, non ti lascerei, credo, mai piú, e non avrebbe
piú fine il conflitto che miseramente distrugge la nostra esistenza e la
nostra dignità! Sii forte, Francesco, come sono io, e non impedirmi di
fuggire.

FRANCESCO

(_terreo, appena reggendosi in piedi_) Non te lo impedisco.

(_Un silenzio._)

ULRICO

(_senza accorgersene, si è scostato.--Ora, dal fondo, assiste,
attentissimo, e, suo malgrado, pietoso, «al taglio netto». Ha davvero
l'atteggiamento di chi assista a un'audace operazione cerusica._)

FRANCESCO

E dove andrai?... Dove andrai?... Alla ventura?...

AGNESE

Parto per Firenze. E lí abiterò la modesta casetta in campagna che era
il mio piccolo patrimonio di orfana.

FRANCESCO

(_stentando a esprimersi_) Io esigo... che, almeno, tu viva in una certa
agiatezza. Permetterai, spero, che io te ne sia garante, che io ne
assuma l'impegno.

AGNESE

La vita di solitudine a cui mi dispongo rifiuterebbe l'agiatezza che non
somigliasse un poco alla povertà. E poi... pensa che sempre caro mi fu
destinare i nostri risparmi all'opera umanitaria della tua generosità e
del tuo ingegno. Desidero che questo contributo non manchi e non
diminuisca. Continuerà ad essere, in parte, l'obolo mio.

FRANCESCO

Sarò scrupoloso interprete del tuo desiderio.

AGNESE

Ti ringrazio. E addio! (_Con fermezza eroica, gli stende la mano in una
profferta di leale commiato._)

FRANCESCO

(_con pari fermezza istantanea, gliela stringe nella sua._) Addio,
Agnese.

(_Tutti e due, solenni, si guardano con gli occhi tristi che si vietano
le lagrime._)

(_Qualche lagrima, invece, vela gli occhi di Ulrico._)

(_Le mani di Agnese e di Francesco si staccano l'una dall'altra,
sbianchite, cadenti._)

AGNESE

(_non sa piú dominarsi, ed esce veloce._)

FRANCESCO

(_come colpito da un proiettile al petto, cade a sedere di piombo su una
sedia che gli è vicina._)

ULRICO

(_non osa accorrere.--Gli si gelano le vene.--Indi, reagendo con una
specie di rabbia, emette una voce acre stridula sferzante:_) Vieni o non
vieni?

FRANCESCO

(_si leva súbito, ma senza fiato, senza sguardo._) Vengo.


SIPARIO.



SECONDO ATTO

_Un piccolo salotto--tipicamente equivoco. Un'aria di roba vecchia e
raccozzata._

_Non grossi mobili. Un leggero tavolinetto tondo, con su una sigariera.
Una mensola, con su bottigliette di liquori e bicchierini. Qualche
sedia, parecchie poltrone di forme diverse. Molti specchi corrosi,
screziati, uno dei quali è piú alto e sorge dall'impiantito. Un gran
divano: cioè, uno di quei divani che si chiamano «alla turca»; basso,
larghissimo, senza spalliera, senza piedi, carico di cuscini. Un
drappeggio di cattivo gusto incornicia lo specchio piú alto e guernisce
lo stipite di una porta in fondo, da cui si accede a un corridoio.
Predomina il rosso in svariati toni: vivido, smortito, vermiglio,
cremisino, paonazzo, quasi arancione, quasi roseo, quasi amaranto.
Questa varietà è distribuita sulla tappezzeria della porta e della
specchiera, sulla stoffa del divano, su i cuscini, sulle poltrone, sul
tappeto frusto e rappezzato che copre in parte il pavimento, su certi
sbrendoli attaccati ai muri per addobbo._

_Alla parete laterale di sinistra è--in primo piano--una porticina un
po' misteriosa di minime dimensioni. Alla parete opposta un'altra porta,
di dimensioni normali. In un angolo, il braccio d'un fantoccio di legno
raffigurante un moro regge una lampadina elettrica._

_Dal soffitto penzola un gruppo di quattro grosse lampadine di vetro
turchino._


I.

_Sera._

_La porta, in fondo, è chiusa. È soltanto accesa la lampadina del moro,
di cui biancheggiano i denti in uno stupido sorriso immobile.--Nella
scarsa luce si spande fantasticamente la sinfonietta del rosso.--Sul
divano dorme_ SONIA ZAROWSKA.--_Bella. Biondissima. Pallida, d'un
pallore latteo. E nel pallore sembrano morti i suoi occhi sigillati dal
sonno, orlati di bistro e cinti da un cerchietto livido.--Non è distesa,
né supina. Il suo corpo si sprofonda nei cuscini, bisbeticamente
scomposto. Dalla stretta e succinta veste nera, che è cosparsa di lucide
pagliuzze cangianti, tutte si rivelano le membra torte e squinternate.
Una gamba è scoperta fino al ginocchio, e tra il nero della veste e il
rosso dei cuscini risalta il grigio perla della calza velina.--Un
mantello è a terra, aggrovigliato, presso il divano. Un tocchetto
bizzarro è, capovolto, su una sedia._

SONIA

(_si svoltola. Sogna, brontola:_)... Roastbeef con patate! (_Pausa_)...
Un cocktail!... (_Poi, un barbuglio senza parole. E piú niente.--Si
svoltola di nuovo. Agita un braccio. Brontola piú vivacemente:_) Vile
gendarme!... Per te non voglio danzare!... (_Si stende, sbracalata_)
Puff!... Antipatico!... Antipatico!... Puff!... (_Si accheta._)

(_Silenzio._)

(_La porta, in fondo, si apre un po'._)


II.

ULRICO

(_sulla soglia, fa capolino._) Sonia!... Soniuccia!... (_Tra sé:_) Dorme
come un ghiro. (_Le si avvicina, la osserva._) Ubbriaca? Benissimo!

FRANCESCO

(_che seguiva Ulrico, è rimasto, circospetto, esitante, di là dalla
soglia, nel corridoio poco illuminato._)

(_Tutti e due hanno i cappelli calcati in testa, indossano paltò
invernali._)

ULRICO

(_a Francesco_) Entrata libera e senza agguati, senza insidie!
Trabocchetti non ce ne sono.

FRANCESCO

(_fa qualche passo. Non entra ancora._)

ULRICO

Ma, insomma, chi ti trattiene? Chi si permette di trattenerti?...
L'ombra della tua consorte?... Sono già due mesi che sei separato da
lei: della sua ombra dovresti sbarazzarti. O, almeno, non dovresti darle
retta. Avanzati, dottore!

FRANCESCO

(_si avanza, sempre circospetto. Per un atto abituale, si cava il
cappello._)

ULRICO

Ti cavi il cappello rispettosamente?... Ti ringrazio per Sonia Zarowska
e ti ringrazio per me, giacché io qui sono un po' in casa mia. Difatti,
vedi: (_gli mostra una chiave_) questa è la chiave unica della
porticina, diciamo cosí, privata. (_Indica la porticina._) Un vero
vantaggio da padrone di casa, perbacco! Non mi costa gran che e ho il
diritto d'entrare senza incomodare nessuno, da mezzanotte in poi, quando
cioè la porta della scala ufficiale è chiusa alle conoscenze avventizie.
E appunto in qualità di padrone di casa, quantunque a scartamento
ridotto, ti prego di metterti a sedere. (_Gli piglia di mano il
cappello, lo posa in un canto._) Cedo a te la mia poltrona preferita
(_una larga e comoda poltrona_). Siedi, siedi a tuo bell'agio, e
consentimi di presentarti, in uno dei suoi atteggiamenti personalissimi,
il piú mansueto, il piú semplice e il piú utile campione del sesso
femminile.

FRANCESCO

(_a guisa di un automa, si è seduto. Guarda Sonia con la coda
dell'occhio. Ha una contrazione di disgusto._)

ULRICO

(_riavvicinandosi a lei_) Esemplare _grand prix_! Non sciarade, non
rompicapi psicologici, non scenografia intellettuale!... Origine slava,
con radici nel vecchio semplicismo analogo. Trasmigrazione casuale, come
d'un sughero in balia del mare. Acclimatazione per inerzia. Intelligenza
primitiva. Capacità a delinquere, ma non oltre i limiti di qualche lieve
danno pecuniario. Assoluta impossibilità d'amare e di tollerare d'essere
amata. E, dalla punta dei piedi a quella dei capelli, completa idoneità
ai riti del piacere. Un ghiribizzo di Fidia impersonato da una sciocca
del secolo ventesimo, intanfato nella suburra di tutti i tempi! Ecco la
donna che ho scelta, ecco la donna delle mie ore fiammanti. (_La
contempla._) Dormi, dormi, ignobile bestiolina sublime! Tu abbandoni il
bel corpo inverecondo al sonno della ubbriachezza, e io, beato, ti
contemplo, benedicendoti una volta di piú!

FRANCESCO

(_tace, oppresso, appesito._)

ULRICO

(_gli striscia dietro, come un folletto maligno e gli scuote una
spalla._) Su, su, povero malato!... Per curarti ti ho introdotto dove
meglio sbocciano la mia saggezza e la mia felicità, e tu disdegni e ti
riavvolgi nella tua asfissiante tetraggine?... Respira a pieni polmoni
l'aria ossigenata che ti offro! Apri gli occhi sul prezioso piccolo
mostro fascinatore. Comincia a comprenderlo. Comincia a valutarlo. E,
soprattutto, non incepparti nella prevenzione di urtare la mia
suscettività. Ti rammenti di quello che ti dissi quando venni ad
annunziarti d'essere rinsavito?... «Se non m'infischiassi che la mia
donna è di tutti, temerei di non aver conseguita la perfezione!» E nulla
mi seduce di piú che il cimentarmi nell'esperimento supremo. Assistere
alla concorrenza dell'amico fraterno!... (_Spampana con enfasi
presuntuosa, modificandolo per l'occasione, il popolare verso
dantesco:_) «Qui si parrà la mia nobilitate»!

FRANCESCO

(_flemmatico_) Il cinismo che ostenti è ristucchevole, ma per fortuna è
anche falso.

ULRICO

E mettimi alla prova!

FRANCESCO

A quale prova?... Tu non sei tanto ottuso da non intendere che costei
non può essere per me--al piú al piú--che un oggetto di osservazione e
di studio.

ULRICO

(_si eccita, si frega le mani, ride_) Eh eh eh eh!... Da cosa nasce
cosa! Nella vita, come nella chimica, date certe circostanze, due corpi
eterogenei diventano combinabili da un momento all'altro.

FRANCESCO

Va' là che sei il piú candido degli impostori!

ULRICO

Ah, questo mi dici?!... Mi dai dell'impostore? Mi disconosci? Mi
stuzzichi? Mi provochi?... E sai in che modo rispondo io alla tua
provocazione?

FRANCESCO

Mi è indifferente, caro!

ULRICO

(_con una stizza paradossale_) Io ti lascio nella tana del mostro,
consegnandoti cosí ai suoi fascini, e me ne vado a cena! (_Esce rapido
dal fondo chiudendo i battenti con veemenza._)

FRANCESCO

(_levandosi come spaventato_) Ma no! Aspetta, imbecille! Io solo, qui,
non voglio restare!

ULRICO

(_di fuori, grida, ride, sghignazza._) Brutalizzarsi! Brutalizzarsi!

FRANCESCO

(_gridando anche lui, cerca il cappello_) Aspetta! Ti ordino di
aspettare! (_Col cappello in mano si slancia verso il fondo._)

ULRICO

(_allontanandosi_) Brutalizzarsi o morire!...


III.

SONIA

(_si sveglia_) Chi è là?

FRANCESCO

(_è arrestato da quel_ «chi è là» _presso l'uscio, di cui stava per
aprire i battenti.--Si volta.--Indugia imbarazzato._)

SONIA

Chi sei?

FRANCESCO

Non un ladro.

(_Una pausa._)

SONIA

Ti conosco o non ti conosco?

FRANCESCO

No no, non mi conoscete.

SONIA

(_ancora intorpidita dal sonno_) È la prima volta che ti vedo?

FRANCESCO

La prima volta.

SONIA

E tu?... Dove mi hai veduta? Quando mi hai veduta?

FRANCESCO

Mai.

SONIA

E, senza avermi mai veduta, vieni a farmi una visita?

FRANCESCO

Ulrico Nargutta mi ha condotto.

SONIA

Ah, ecco: ti ha condotto lui! (_Comincia a schiarirsi._) E quei gridi
che mi hanno svegliata?... Che erano quei gridi?...

FRANCESCO

(_balbetta:_) Ho alzato la voce inconsideratamente.

SONIA

Non t'eri accorto che dormivo?

FRANCESCO

Me n'ero accorto.

SONIA

È tanto dolce dormire!

FRANCESCO

Mi duole d'avervi disturbata.

SONIA

(_si sgranchisce_) Ti duole?... Che me ne importa che ti duole?... Non è
un rimedio.

FRANCESCO

Avete ragione. Del resto, la colpa non è tutta mia. Il mio amico mi ha
costretto a gridare, e lui stesso ha ecceduto: ha fatto del chiasso.

SONIA

Avete litigato?

FRANCESCO

Non è stato un litigio.

SONIA

E che è stato? Raccontami. Raccontami.

FRANCESCO

Nulla da raccontarvi. Sciocchezze!

SONIA

E com'è che lui non è qui?

FRANCESCO

È scappato via all'improvviso.

SONIA

Perché è scappato via?

FRANCESCO

... Un suo capriccio... Uno dei suoi scherzi bizzarri...

SONIA

Ma, già, io credo che quello lí non abbia la testa a posto.

FRANCESCO

(_ironico_) È una ipotesi da non escludere.

SONIA

Entra, esce, scappa, torna. Sempre cosí! Non ha mai requie. Scommetto
che tornerà súbito.

FRANCESCO

Speriamo!

SONIA

E sei rimasto attaccato all'uscio?... Non ti accomodi?

FRANCESCO

(_confuso e garbato come se stesse al cospetto d'una signora_) Ero sul
punto d'andarmene quando vi siete svegliata.

SONIA

Adesso, è fatta. Non ho piú sonno, adesso.

FRANCESCO

Voi non avete piú sonno, ma io non mi tratterrò. Non ho menomamente
l'intenzione di trattenermi.

SONIA

(_di scatto_) Oh, bella, ti sono antipatica!

FRANCESCO

... Non è mica per questo che mi tarda d'andarmene.

SONIA

Se non è antipatia, che può essere?... Paura?... Tu hai paura di me?

FRANCESCO

Non è antipatia e non è paura.

SONIA

È paura, è paura! Non negare! Hai l'aria di un topo in trappola!

FRANCESCO

Vi assicuro che voi equivocate. Gli è che sono a disagio. E non c'è'
altro. (_Alla sua inesperienza sembra ch'egli debba giustificarsi. Parla
disordinato, con un certo orgasmo._) D'altronde, è pur naturale ch'io
sia a disagio. Le mie abitudini son troppo diverse da quelle che
consentono di venire qui spensieratamente e di svagarvisi in piena
libertà. E, poi, vivo cosí lontano, io, dal vostro ambiente!... Ulrico
Nargutta si era affaticato a descrivervi, a illustrarvi, a esaltarvi; si
era per giunta intestato di condurmi da voi, e io... mi son lasciato
condurre... un po' per curiosità e un po' per una specie di passiva
obbedienza. Lo deploro per me e lo deploro per voi.

SONIA

E che hai concluso con tutto il tuo imbroglio di chiacchiere?... Il
fatto è che, se te ne vai, mi offendi.

FRANCESCO

Ma che c'entra l'offendere?

SONIA

Sí, mi offendi. Tu non hai competenza. Non puoi giudicare. Ti giuro che
mi offendi.

FRANCESCO

Non ho alcun motivo di volere arrecarvi offesa. E non ne ho il diritto.
(_Tituba.--Apre un po' le braccia remissivamente._) Resterò ancora
qualche minuto affinché non riteniate che mi permetta d'offendervi
proprio io, a cui siete completamente innocua.

SONIA

E non stare in piedi, ti prego, come si sta in un bar per prendere un
caffè! Che diavolo!...

FRANCESCO

Un'altra offesa?... Non starò in piedi.

SONIA

Vedrai che ti terrò buona compagnia.

FRANCESCO

È un'ottima intenzione, ma alquanto problematica. (_Paziente,
rassegnato, siede di nuovo, lontano da lei, su una seggiola qualunque,
gettando il cappello su un'altra seggiola._)

SONIA

Puff!... Che rospo! (_Si alza, tuttora fiaccata dall'ubriachezza, con le
gambe malsecure, cascante, flaccida, sciatta e pur provocante nella nera
guaina stellata di faville, attraverso di cui si delinea il giovane
corpo sinuoso. La gran massa di capelli d'oro sbiadito è tutta arruffata
ed erta sull'occipite, come un fantastico colbacco.--Ella si accosta al
tavolino. Tira fuori dalla sigariera una sigaretta, l'accende con
disinvoltura maschile, aspirando il fumo avidamente e lo caccia dal
naso, le cui narici si dilatano.--Alle spalle di Francesco, fumando, lo
osserva._)

FRANCESCO

(_si sente guardato e, poiché ciò lo stringe viepiú nell'impaccio, tenta
di far deviare l'attenzione petulante di lei._) Da parecchio tempo avete
amicizia con Ulrico Nargutta?

SONIA

Con Ulrico Nargutta?... Da quattro o cinque mesi.

FRANCESCO

Un bel po'! E, oramai, gli siete divenuta indispensabile, nevvero?

SONIA

Senza le donne, gli uomini s'impiccherebbero.

FRANCESCO

Ne convengo. Ma... domandavo se egli si sia tanto legato a voi da non
potersene piú distaccare.

SONIA

Pare di sí. Gli piaccio.

FRANCESCO

Solamente?

SONIA

Gli piaccio piú di tutte le altre donne.

FRANCESCO

E da parte vostra?

SONIA

Da parte mia, che cosa?

FRANCESCO

Non avete una speciale affezione per lui?

SONIA

Non capisco... Che vuol dire «una speciale affezione»?

FRANCESCO

Non siete legata a lui come egli è legato voi?

SONIA

Anche lui piace a me.

FRANCESCO

Piú di tutti gli altri uomini?

SONIA

Questo, poi, non lo so.

FRANCESCO

Dovreste pur saperlo.

SONIA

Dovrei pur saperlo?!... Non capisco.

FRANCESCO

È assurdo che non lo sappiate.

SONIA

E non lo so, non lo so! Che ho da farci? Mi secchi. Smettila!

FRANCESCO

La smetto, sí. Vi rivolgevo qualche parola... per non tacere.

SONIA

Che un tipo come te parli o taccia, è tutt'uno!

FRANCESCO

Se è tutt'uno, preferisco di tacere.

SONIA

Puff!... Puff!... Che brutto rospo!

FRANCESCO

(_accenna un gesto che significa: tanto, non c'è rimedio!_)

(_Un silenzio._)

SONIA

Non fumi, tu?

FRANCESCO

No, non fumo.

SONIA

Tutta l'umanità fuma. È una stravaganza non fumare.

FRANCESCO

Forse, è una stravaganza.

SONIA

Una stravaganza idiota!

FRANCESCO

Una stravaganza idiota.

(_Un silenzio._)

SONIA

(_sfiorandogli i capelli con le dita_) Oh, guarda! Hai dei capelli
bianchi! Ulrico Nargutta non ne ha. Parecchi ne hai, tu.

FRANCESCO

E aumentano di giorno in giorno.

SONIA

Non te ne affliggere. I capelli non contano.

FRANCESCO

Io non me ne affliggo di certo.

SONIA

E se tu non fossi un brutto rospo, saresti abbastanza simpatico.

FRANCESCO

(_bonario_) Troppa indulgenza!

SONIA

(_di palo in frasca_) E sei celibe o sei ammogliato?

FRANCESCO

(_incupisce_) ... Ammogliato.

SONIA

Ah!... Questa è la vera ragione per cui stai sulle spine!... Sei
ammogliato? Evvia! Stupido!... Chi è che potrebbe accusarti a tua
moglie? Scaccia gli spauracchi!... (_Pausa._)--(_Poi insinuante_) Vuoi
che ti faccia... la danza?: la danza di Sàlome?... Io stessa mi
accompagno, sai, col canto a bocca chiusa.

FRANCESCO

Ma no, ma no! Ve ne dispenso.

SONIA

(_si addolora del rifiuto.--Ritenta:_)... E con la luce blu te la
faccio. Vedi: ho lí, apposta, le lampadine colorate di blu.
Allora--dicono--è piú suggestiva. Vuoi?

FRANCESCO

Vi ripeto che ve ne dispenso.

SONIA

Hai torto. Sono brava.

FRANCESCO

Non ne dubito. Io ve ne dispenso per non abusare del vostro zelo. Mi
sembrate già stanca. Vi risparmio un fastidio. Vi risparmio una fatica.

SONIA

(_meravigliatissima--si sforza di pensare.--Gradisce.--Sorride di
gradimento._) Questo è molto carino!... Nessuno mi è stato mai tanto
cortese! Ma per me non è una fatica, non è un fastidio. Anzi!... Ci
trovo gusto. Spesso, quando sono sola, mi tolgo di dosso il vestito
inutile e mi metto a danzare davanti allo specchio. Fin da ragazza ho
danzato cosí, e fin da ragazza ci ho trovato gusto.

FRANCESCO

Fin da ragazza?! Cioè?... Quanti anni avevate?

SONIA

Pochi potevo averne. Ne avevo dodici, ne avevo tredici...

FRANCESCO

Probabilmente, qualcuno v'istigava, qualcuno v'insegnava...... Chi
v'insegnava?

SONIA

(_vantandosi_) M'insegnava una danzatrice della _Maison Rouge_: l'amica
del mio patrigno.

FRANCESCO

E il vostro patrigno lo permetteva?

SONIA

Sicuro che lo permetteva! Restava a lungo a vedermi danzare e mi
divorava con gli occhi.

FRANCESCO

(_ha un moto di ribrezzo e di sdegno_) È orribile!

SONIA

È orribile?... Non capisco... S'intende che doveva compiacersi. Non ero
uno sgorbio, non ero un fuscellino. Ero un fresco bocciuolo di cardenia!
Non mi credi?

FRANCESCO

Vi credo.

SONIA

Uno scultore celebre, che mi copiò tale e quale, non so piú quante
volte, dal capo ai piedi, soleva chiamarmi: la piccola Venere.

FRANCESCO

Facevate anche la modella a quell'età?

SONIA

Non la facevo che con lui. Di nascosto la facevo. Andavo da lui invece
di andare alla scuola. Un bell'uomo era!... Aveva un viso da Nazareno
con certi sguardi vellutati, che io sentivo sulla pelle quando posavo.

FRANCESCO

E come vi premiava, come si disobbligava lo scultore celebre?

SONIA

Mi dava il caviale, la grappa, il cognac. Perfino lo sciampagna mi dava.

FRANCESCO

Tutta gente infame e malefica!

SONIA

(_si smarrisce e trema un poco_) Infame e malefica, no!... Io non
capisco... Non capisco... Che male ne avevo?

FRANCESCO

E vostra madre? Non vi sorvegliava mai, vostra madre? Non badava mai a
voi?

SONIA

(_quasi passiva_) Mia madre non esisteva piú. Era morta all'ospedale.

FRANCESCO

(_triste, compassionevole_) In conclusione, voi siete... una povera
creatura!

SONIA

(_sempre piú smarrendosi e tremando_) Io?! Perché sono una povera
creatura?...

FRANCESCO

Non vi preoccupate di quello che dico. Non ne vale la pena.

SONIA

Ma io non capisco... Fammi capire... Fammi capire...


IV.

UNA VOCE

(_sgarbata, spadroneggiante--chiama di fuori:_) Sonia Zarowska! Sonia
Zarowska!

FRANCESCO

(_turbandosi, levandosi_) Si chiede di voi. Mi si troverà qui. Ciò è
molto noioso. Dovevo, peraltro, prevederlo.

SONIA

Io non rispondo e non lascio entrare.

FRANCESCO

Non ve lo consento.

SONIA

Me lo consento io.

FRANCESCO

Non è giusto che io vi sequestri.

SONIA

Ti farei uscire per questa porticina, se ne avessi la chiave...

LA VOCE

Sonia Zarowska, preparatevi a ricevermi. Sono un agente della polizia.

SONIA

(_aggrotta la fronte. Appare contrariata, ma non impappinata._)

FRANCESCO

(_turbandosi maggiormente, si domina._) Questo, poi, non era
prevedibile, ed è anche piú noioso. È insopportabilmente noioso!

SONIA

Si tratterà di qualche equivoco. Mi sbrigherò in pochi minuti. Tu ti
chiudi nella stanza accanto, e aspetterai che mi sbrighi.

FRANCESCO

Potrebbe incogliermi peggio. Mi conviene piú di non rimpiattarmi. Fate
entrare súbito!

LA VOCE

Ma, sangue di un demonio, è inutile che fingete di non udire! E vi
avverto che non sono disposto a perdere il mio tempo. Aprite!

SONIA

Eh!... Quante parole per niente! Entra! Entra! Non c'è la spranga alla
porta!

L'AGENTE

(_spalanca i battenti con una certa irruenza, e si ferma._)

(_Dietro di lui, è un uomo sulla quarantina, vestito con precisa e
sobria eleganza, dal volto scialbo e allampanato, dagli occhi incolori e
vitrei:--il signor_ EDGARDO LEMMS. _Nulla di losco. S'indovina,
vedendolo, che è una persona per bene.--Resterà attentissimo, ma
impassibile, inalterabile._)

FRANCESCO

(_si fa da parte, senza aver l'aria di nascondersi._)

SONIA

(_si trova, ritta, presso il divano. Sbircia di traverso l'Agente e
l'uomo che gli è dietro._)

L'AGENTE

(_al signor Lemms_) La identificate?

LEMMS

Perfettamente.

L'AGENTE

Venite, venite. Staremo a vedere se lei ammette d'aver cenato con voi.

(_Si avanzano tutti e due. Si accorgono di Francesco. L'_AGENTE _gli
getta un'occhiata di competenza. Non si toglie il cappello. Il signor_
LEMMS _abbozza un saluto, e si toglie il cappello._)

L'AGENTE

(_a Sonia_) Compiacetevi di rispondere, Sonia Zarowska. Stavate, circa
tre ore fa, a cena col signor Edgardo Lemms, in una saletta particolare
del _Falchetto d'oro_?

SONIA

Edgardo Lemms sarebbe il nome di quel signore là?

L'AGENTE

Appunto. E rispondetemi.

SONIA

Rispondo di sí. Con quel signore sono stata a cena dove hai detto.

L'AGENTE

Egli vi accusa di avergli rubato il portafogli.

SONIA

(_non si scompone e si stringe nelle spalle_) Uhm!

L'AGENTE

Evidentemente, il signor Lemms, dopo aver pagato il conto,... si è
distratto, o è stato distratto da voi. Egli ha lasciato il portafogli
sulla tavola, e voi ve ne siete impossessata, profittando... della
distrazione.

SONIA

Io non me ne ricordo.

L'AGENTE

I ladri non hanno mai buona memoria.

SONIA

Avevo tanto bevuto!

L'AGENTE

Intendete dire che eravate ubbriaca!... Eh, lo so! Voi state già
architettando il vostro piano di difesa! (_A Lemms_) Furba, l'amica!...
(_Poi, a lei_) Ma è ridicolo sostenere che abbiate dimenticato d'aver
commesso un furto perché in quel momento eravate ubbriaca. È ridicolo,
cara Sonia Zarowska!

FRANCESCO

(_intervenendo, riservato e affabile_) La memoria è una delle piú
dirette attività della coscienza. Difatti, per misurare il grado di
coscienza, da cento a zero, in qualcuno di cui si suppone che abbia
corso il pericolo di perderla tutta o parzialmente, uno dei primi e piú
arguti mezzi è di sperimentarne la memoria. Intanto, è incontestabile
che la coscienza venga soppressa dall'ubbriachezza grave, la quale,
nelle sue manifestazioni, nei suoi effetti, rassomiglia alla completa
follia. Io, anzi, la chiamerei: una follia incidentale.

LEMMS

(_ha ascoltato con deferenza, e approva:_) Perfettamente.

SONIA

(_ha ascoltato con un vano sforzo di comprensione e ha tremato alla
parola «follia»._)

L'AGENTE

(_ha ascoltato, squadrando Francesco con ostilità._) Vi consta, signor
Lemms, che Sonia Zarowska aveva bevuto molto?

LEMMS

Moltissimo.

L'AGENTE

Ma non era una ubbriachezza grave se è stata digerita in tre ore.

FRANCESCO

Io non giurerei che ella ne sia del tutto libera. Comunque, mi parrebbe
opportuno considerare che, negli ubbriachi abitualmente recidivi,
proprio questa abitudine fa sí che il sonno basti ad affrettare il
ritorno dello stato normale:--_normale_, beninteso, in rapporto al
quadro permanente degli alcoolizzati. E io attesto di aver trovata
pocanzi Sonia Zarowska immersa in un profondo sonno.

L'AGENTE

(_a Francesco, con una calma intorbidita di sorda minaccia_) Voi
insistete nell'interloquire, egregio signore, senza che io vi abbia
interrogato.

FRANCESCO

Chiedo scusa.

L'AGENTE

Avrete la bontà di favorirmi il vostro nome.

FRANCESCO

Nulla in contrario. (_Cava fuori una carta di visita, gliela porge._)

L'AGENTE

(_leggendo, si raccapezza: muta contegno, e, per atto di rispetto, tocca
la falda del cappello._) Non potevo immaginare che...

LEMMS

(_a Francesco, inforcando gli occhiali_) Permette?

FRANCESCO

S'accomodi pure.

L'AGENTE

(_mostrando a Lemms la carta di visita_) Un professore rinomato.

LEMMS

(_legge, e s'intravvede nella sua impassibilità una convinta
ammirazione._)

FRANCESCO

Un modesto medico specialista, pel quale non è infruttuoso studiare i
vizii e le degenerazioni nei loro covi e nei loro laboratorî.

L'AGENTE

Che schifo, illustre professore!

LEMMS

(_quasi tra sé_) Non tanto!

FRANCESCO

E spero che la mia professione mi giustifichi anche di non essermi
astenuto dall'interloquire. Si era un po' nei miei paraggi.

L'AGENTE

(_con animazione autorevole, dispotica_) A ogni modo, il portafogli è
sparito, ed è qua che bisognerà cercarlo. (_Appellandosi a Francesco
come per averne il consenso_) È chiaro?

FRANCESCO

Questo non è affar mio.

L'AGENTE

(_a Sonia_) Orbene, a voi! Dovrebbe trovarsi proprio sulla vostra
persona. Io non vi perquisisco, a condizione che voi stessa lo
cerchiate.

SONIA

(_ha seguíto quello che accadeva intorno a lei, assumendo un
atteggiamento di sottomissione quando parlava Francesco. Adesso,
all'invito dell'Agente, recalcitra:_) Sulla mia persona, il portafogli
non c'è.

(_Non si riesce a intendere se ella sia in buona in mala fede._)

L'AGENTE

Tanto peggio per voi, sapete! Solamente se stesse sulla vostra persona
si potrebbe accettare l'ipotesi del Professore, cioè che, essendovene
appropriata quando lavorava la sbornia, non ve ne ricordiate piú. Ma se
aveste già provveduto a nasconderlo, come fareste, cretina che siete!, a
giustificarvi con la sbornia e con la dimenticanza?

SONIA

Ti ripeto che sulla mia persona non c'è'! (_Leva la voce, ringhiosa,
furiosa._) Non c'è e non c'è! E io, no, non mi lascio perquisire! Ti
proibisco di perquisirmi! (_Sfugge allontanandosi dal divano e riparando
in un cantuccio._)

(_Il divano è rimasto tutto scoperto alla vista dei tre uomini._)

L'AGENTE

Sangue di un demonio, voi agite a danno vostro!... Mi sembrate un mulo
che si affatichi a tirarsi calci alla coda. Perché siete una donna, non
volevo perquisirvi, non volevo mettervi le mani addosso. Ma questi
signori sono testimoni che voi mi ci obbligate. (_Uscendo dai gangheri,
si avventa su lei._) Dunque, andiamo! Sottoponetevi alla perquisizione,
senza altre chiacchiere!

FRANCESCO

Fermatevi un momento, per favore.

L'AGENTE

(_desiste, sospeso._)

FRANCESCO

Se i miei occhi non s'ingannano, il portafogli è lí, mezzo conficcato
tra i cuscini del divano, dove ella pocanzi dormiva. È minuscolo ed è
quasi del colore dei cuscini, il che lo ha reso poco visibile.

(_Emerge appena di tra i cuscini rossi un piccolo grazioso portafogli di
cuoio rosso._)

SONIA

(_mal sorpresa, si protende per vedere._)

LEMMS

(_sempre impassibile--inforca di nuovo gli occhiali._)

L'AGENTE

(_dissimulando il disappunto, si avvicina al divano, e con due dita
prende il portafogli. Indi, tenendolo in alto, lo mostra al signor
Lemms._) È questo il vostro portafogli?

LEMMS

Perfettamente.

FRANCESCO

Le sarà cascato dal petto o dalla cintola, quando si è gettata lassù o
quando vi si agitava nel sonno. Certo è che, rincasando, non aveva
provveduto a nasconderlo.

L'AGENTE

(_al signor Lemms_) Dovrebbe contenere?...

LEMMS

(_rammentandosi a stento_)... Lire milletrecento,

L'AGENTE

(_verifica_)... Sono mille trecento e sette. (_Gli consegna il
portafogli._)

LEMMS

Guadagno sette lire.

SONIA

(_è tuttora impenetrabile. Dal suo contegno non trapela la
consapevolezza, non l'innocenza, non la mortificazione, non il
risentimento._)

L'AGENTE

(_obliquo--sottolineando le parole_) Con ciò, spieghiamoci, Sonia
Zarowska non cessa di dover rispondere dell'accusa di furto.

LEMMS

Io mi oppongo.

L'AGENTE

Voi vi opponete, ma l'autorità procede.

LEMMS

Procede a che? Ho riavuto il mio portafogli con sette lire di piú. Mi
pare che l'incidente sia esaurito.

L'AGENTE

C'è la vostra denunzia.

LEMMS

La ritiro.

L'AGENTE

Trattandosi d'un reato d'azione pubblica, non c'è modo di ritirarla.
Deve per forza arrivare davanti alla giustizia.

LEMMS

La mia denunzia non è stata raccolta che da voi. Con un prudente
sacrificio... reciproco, possiamo metterci d'accordo per non incomodare
la giustizia e, soprattutto, per non dare altre noie a questa donna.

L'AGENTE

(_con astuta condiscendenza_) Be',... ci penseremo, e ne riparleremo.

LEMMS

Perfettamente.

L'AGENTE

La prima cosa, intanto, che ho da fare per non avere imbarazzi è di
licenziare le due guardie che ho lasciate sul pianerottolo. Vi aspetto
in portineria.

LEMMS

Vi raggiungo súbito.

L'AGENTE

(_a Francesco_) Riverisco, illustre professore!

FRANCESCO

Si conservi.

L'AGENTE

(_esce._)

LEMMS

(_a Sonia, avvicinandosi_) Avete udito, piccina?... Vi saranno
risparmiate ulteriori noie. E vi rivedrò volentieri. Quel che mi
dispiace è che non siete una ladra sul serio. Sareste piú interessante.

SONIA

(_ha l'istantanea sensazione d'una puntura._)

LEMMS

(_si avvicina a Francesco_) Signor medico, sono ben felice d'aver fatta
la sua conoscenza.

FRANCESCO

Ella è molto cortese.

LEMMS

E, forse, rivedrò anche lei. Potrò venire a chiederle qualche consiglio?

FRANCESCO

Le auguro di non averne bisogno.

LEMMS

Sospetto che troppo tardi mi giunga l'augurio.

FRANCESCO

In tal caso, a sua disposizione.

LEMMS

Perfettamente. I miei ossequi.

FRANCESCO

(_accenna un inchino._)

LEMMS

(_via._)

LA VOCE DELL'AGENTE

(_irritata_) Ma, sangue d'un demonio, vi avevo ordinato di piantonare le
scale! E dove stavate, invece, dove stavate?!

ALCUNE VOCI FEMMINILI

(_scrosciano, lontanissime, in una sconcia risata._)


V.

(_Un breve silenzio._)

FRANCESCO

(_risoluto, quasi brusco_) E basta, eh? (_Piglia il cappello._)

SONIA

(_con l'impulsività di una bambina lo afferra pel braccio._) No! No!...

FRANCESCO

Dio buono, io ho già troppo accondisceso, e voi troppo osate, adesso!

SONIA

Non andare in collera! Senti... Senti... Ti prego... Mi hai cosí bene
difesa... Difendimi ancora!

FRANCESCO

Io non ho fatto che secondare e accreditare, con la mia logica, con la
mia esperienza, la vostra affermazione di irresponsabilità. Forse
mentivate relativamente all'episodio del piccolo crimine di cui vi si
accusava. Nondimeno, il difendervi era legittimo, e non me ne pento,
poiché, con o senza l'ubbriachezza, voi non siete che una
irresponsabile. Ma che piú sperate ch'io faccia per voi?... D'altronde,
quel brav'uomo ha iniziato un accordo col zelante accusatore per
comperarne il silenzio. Non correte piú alcun pericolo.

SONIA

E per l'avvenire?... Se mi colgono, sono perduta! In carcere, mi
mettono! In carcere!

FRANCESCO

E lo spavento del carcere non è piú forte della tentazione di rubare?

SONIA

Quando quella tentazione mi prende e mi si caccia nelle vene, negli
occhi, nelle mani, io non ragiono, non rifletto, non ci penso piú al
carcere. E tu, difendendomi ancora, dovresti specialmente da quella
tentazione difendermi. Questo ti chiedo io.

FRANCESCO

Ma quale scompiglio d'idee! Difendervi da una dubbia accusa, difendervi
dalla inclemenza d'un poliziotto è ben diverso che difendervi da una
clandestina e tirannica tentazione.

SONIA

Ma è certo che lo puoi.

FRANCESCO

E come sembra a voi ch'io lo possa?

SONIA

Lo puoi con le tue ammonizioni, col tuo comando, con quelle tue parole
che dicono cose che soltanto tu sai. Sono parole che là per là fanno
tremare, e poi si fissano, amiche, qui, nel cervello, vi restano come
inchiodate, e continuano a dire, a dire, a dire...

FRANCESCO

Voi siete sotto l'impressione del mio utile intervento. Travedete.
Fantasticate. La riconoscenza vi abbacina. Le mie ammonizioni, il mio
comando, tutto l'aspro repertorio di sapienza, che voi credete soltanto
mio e che vi fa tremare, non vi scanserebbero da un triste fascino che
vince anche lo spavento del carcere. Agiscono in voi delle forze
irresistibili che di voi dispongono illimitatamente e che producono ogni
vostro atto, ogni vostro istante di vita. Sono le medesime, ahimé, di
cui vive, inconsapevole, il bruto.

SONIA

(_trema_) Il bruto?!

FRANCESCO

Sí, Sonia Zarowska: il bruto! E finché queste forze irresistibili vi
possiederanno, finché esse comporranno la vostra vita, nulla varrà a
salvarvi dalle tentazioni alle quali finora avete dovuto cedere. Per
potervene difendere, per potervene salvare, un'altra vita bisognerebbe
sapere infondervi: una vita che non avesse la sua intima sede nei sensi,
una vita interiore, una vita spirituale, quella vita cioè che molti
vorrebbero soffocare perché piena di lotte e di tumulti, ma che
appunto--tra i confini, s'intende, del nostro raziocinio--differenzia
dal bruto l'essere umano.

SONIA

(_dibattendosi_) Non capisco! Non capisco! Non mi riesce di capire!...

FRANCESCO

(_con un pallido sorriso buono_) E questa volta sarebbe piú che mai
strano se non fosse cosí! (_Le mette una mano sulla spalla._) Ma giacché
le mie parole vi si fissano, amiche, nel cervello e continuano a dire, a
dire, a dire..., voi non dimenticherete quello che ora non capite,... e
sarà sempre qualche cosa!... Vi saluto, Sonia Zarowska! Vi saluto!
(_Pacatamente, accorato e pensoso, si allontana, esce._)


VI.

SONIA

(_non ha piú tentato di trattenerlo, non lo ha seguíto con gli sguardi,
non si è mossa, ed è rimasta come tramutata in una statua, assorbita
dall'insistente volontà di capire. Per lei piú nulla è intorno.--Quella
volontà intensa e vana la distacca dall'atmosfera che la circonda, le
aliena la vista e l'udito._)

(_Nel corridoio si fa buio._)

UNA VOCE DI DONNA

(_rauca, assonnata_) Buona notte, bionda!

SONIA

(_ripete piano e scandite dalla fatica riflessiva alcune parole di
Francesco Floriani._)... «Una vita... che non avesse... la sua intima
sede... nei sensi...» (_Tace._)

(_Trasvola nel silenzio il lieve rumore d'una serratura frugacchiata._)

SONIA

(_non ode._)

(_Si apre appena la porticina misteriosa._)

ULRICO

(_s'insinua come un'ombra, il cappello all'indietro, il bavero alzato.
C'è in lui un che di sinistro e di buffo._)

SONIA

(_non vede._)

ULRICO

(_è arrestato dall'atteggiamento di lei. Dopo averla affisata curioso e
sbieco, raccorciandosi a guisa di chi cerchi di attraversare una folla
inosservato e camminando grottescamente cauto, va verso la parete in
fondo, dov'è la chiavetta della complice luce elettrica. La gira, e
siede a una seggiola addossata a quella parete._)

(_Dalle quattro lampadine che penzolano dal centro del soffitto è
piovuto, allargandosi in tutta la stanza, un riverbero bluastro che,
mescolandosi con la gazzarra del rosso, suscita un fantastico fluttuare
di larve violacee._)

SONIA

(_dal rapido diffondersi del riverbero bluastro è stata sottratta alla
sua riflessione, quasi che una molla le sia scattata dentro. Volgendosi
un po', si accorge della presenza di Ulrico._) Sei qua, tu? Non ti ho
visto entrare.

ULRICO

Cos'è? Rammollimento contemplativo?

SONIA

Ero sola. Pensavo.

ULRICO

Il che non ti accade spesso.

SONIA

(_genuina_) È vero: non mi accade spesso.

ULRICO

Non eri sola, per altro, che da qualche minuto.

SONIA

Difatti, da qualche minuto se ne è andato il tuo amico.

ULRICO

L'ho visto, giú.

SONIA

Che t'ha detto?

ULRICO

Non l'ho interrogato. Mi sono nascosto per non fargli credere che io
stessi lí ad aspettarlo.

SONIA

(_resta di nuovo astratta._)

ULRICO

E ancora pensi?

SONIA

No.

ULRICO

Ma non badi a me. Che hai?

SONIA

Niente.

ULRICO

(_impaziente--e pur mellifluo e postulante_) E non ti parla questa luce?
Non ti richiama?

SONIA

Sí.

ULRICO

Non mi frodare, dunque, Soniuccia! È l'ora mia.

SONIA

Sono pronta.

ULRICO

Oh, bene! bene! (_Si accende una sigaretta._)

SONIA

(_è sempre allo stesso posto.--Appare quasi inquieta. Poi, a grado a
grado, si trasfigura. Il suo volto assume un aspetto di ebete sensualità
con una impronta d'involontario maleficio in agguato. Dalla sua bocca,
di cui le labbra combaciano, si stende, mugolata, una sottile esarmonica
melodia di sapore orientale, che sembra funebre._)

ULRICO

(_sporge la testa di tra le spalle alzate, tira giú il monocolo, e punta
su lei, spalancati e cupidi, gli occhi storti._)

SONIA

(_comincia a convellersi nei fianchi frementi, nelle braccia alquanto
aperte in su, e i convellimenti procaci seguono il ritmo morboso della
melodia.--Ma súbito l'inquietudine torna a serpeggiarle in tutta la
persona. Il suo volto diviene sofferente. Il ritmo si spezzetta. La
melodia si affioca. Le muore in gola.--Ella ristà. Le sue braccia cadono
inerti._)--(_Con una intonazione di scoraggiamento:_) No! No! Stasera,
no!

ULRICO

(_costernato_) Sonia?! (_Le va di fronte, vivamente, piú per esortarla
che per rimproverarla._) Sonia?!

SONIA

(_rammaricandosi_) Non avertela a male!. Stasera, no!

ULRICO

(_sbalordito_) Perché?!

SONIA

(_non lo sa, e non sa rispondere._)

ULRICO

(_immobile, la guarda._)

SONIA

(_come se pregasse per ottenere indulgenza, insiste:_) Stasera, no!

ULRICO

(_la guarda, la guarda._)


SIPARIO.


AVVERTENZA.--Le note del canto; nella pagina 135.


  [Illustrazione: note del canto di Sonia]



TERZO ATTO


_Un vestibolo dall'architettura sobria, pulito, bianco, ridente, un po'
claustrale, che, per un ampio vano arcuato, aperto nel centro del muro
in fondo, comunica con un giardino, non ricco, ma molto alberato. A
sinistra una porta che dà accesso all'interno della Casa di Salute. A
destra una porta che dà accesso al quartierino abitato da Francesco
Floriani.--Dallo stesso lato un tavolino rettangolare e un paio di
sedie. Sul tavolino, un registro, l'occorrente per scrivere, un'anfora
con qualche fiore, il quadretto della soneria elettrica. Torno torno al
vestibolo, come in una sala d'aspetto, una fila di basse scranne. Dalla
volta pende una lampada elettrica._


I.

_È il meriggio. Luce nel vestibolo. Luce nel giardino. Le ricoverate
della Casa di Salute sono in attesa del loro buon Direttore, sedute
sulle scranne o in piedi nel vestibolo, nel giardino, sotto l'arco del
vano. Donne giovani, donne giovanissime, donne mature. Vestono un
modesto ma decoroso abito grigio: una specie di uniforme. Son pettinate
con accurata semplicità. Non manca qualche pettinatura piú ricercata o
addirittura graziosa.--Alcune ricoverate sono un po' pallide, smunte,
avariate. Altre sembrano sane, quasi floride. Cinque o sei restano
appartate, in una tensione bisbetica, rivelata da qualche gesto, da
qualche smorfia, o in una sincera tranquillità.--La piú tranquilla è_
SONIA ZAROWSKA, _mite nel viso, piú appartata di tutte, con l'occhio
tranquillamente estraneo._

SUORA MARTA

(_è ritta, in un angolo, oculata, non rigida, non severa._)

(_Un vispo chiacchierio fiorisce tra le piú gaie, che formano un gruppo
in primo piano:_)

--Veramente?

--Da chi l'hai saputo?

--L'ho saputo da lei stessa in un momento in cui pareva trasognata.

--Ballerina, dunque? Ballerina!

--Ballerina, no. Non credo.

--A me piacerebbe di essere una ballerina!

--Meglio attrice, poi, come me... (_Declamando:_)

    Non vuoi col brando uccidermi e coi detti
    Mi uccidi, intanto?

--Stai zitta! E non venderci le solite fandonie! Non sei mai stata
attrice, tu.

--E lei, se non era ballerina, perché danzava?

--Questo è il mistero!

--Chi sa che danza faceva!

--Caruccia me la figuro nella danza, con quel suo corpo di ninfa
amorosa!

--Se la pregassimo di danzare?

--Si rifiuterebbe.

--Tentiamo!

--Tentiamo!

UNA DEL GRUPPO

(_la piú ardita--si avvicina, d'un tratto, imprudentemente, a Sonia._)
Avresti la cortesia, piccola buona, di mostrarci come danzavi?

SONIA

(_con un sussulto e con un gesto di orrore_) Oh!...

SUORA MARTA

Non le date retta, Sonia Zarowska!

LA PIÚ AUDACE.

Almeno una volta, vogliamo vederla danzare, Suora Marta!

(_Animazione generale._)

--Sí, sí, vogliamo vederla danzare!

--Vogliamo vederla danzare!

QUASI TUTTE

(_l'assediano._)

--Sonia! Sonia!

--Piccola buona!

--Solamente una volta!

--Solamente un poco!

--Suvvia!

--Un poco poco!

--Ce ne accontentiamo!

SONIA

No! No! No! No! (_Come a schivare l'insistenza, indietreggia e si riduce
con la schiena a un muro._)

SUORA MARTA

(_facendosi burbera_) Insomma, figliuole! Non è bello che vi sfreniate
cosí nell'ora in cui avete piú che mai l'obbligo della disciplina per
ascoltare la parola del nostro Direttore.


II.

(_Entra in tempo_ FRANCESCO FLORIANI, _seguíto da_ LORENZO GEMMI: _un
vecchietto dall'aria signorile, in lutto strettissimo. Sulla sua
fisonomia è l'impronta d'una ambascia inesauribile._)

FRANCESCO

(_con familiare cordialità_) Ma, poiché il vostro Direttore è in
ritardo, voi non avete avuto troppo torto se alla disciplina vi siete
ribellate. È lui che dà il cattivo esempio.

SONIA

Non è vero.

TUTTE

(_all'istante, son divenute serie, riguardose, facendo largo al
Direttore._)

SONIA

(_si è scostata dal muro, ravvivandosi alquanto, rassicurata dalla
presenza di lui._)

FRANCESCO

Sonia Zarowska afferma che non è vero. Evidentemente, con la sua pronta
sensibilità, ha intuito che c'è una circostanza a mio discarico. La
quale è questa. Mi ha distolto dal quotidiano convegno un fatto che
concerne appunto voi e la Casa che vi ospita. E mi è, anzi, grato, oltre
che doveroso, darvene conto, in quanto ritengo che ciò varrà a blandirvi
il cuore e la mente piú della nostra abituale conversazione. Alla Casa
che vi ospita, sostenuta finora dalle mie esigue risorse finanziarie,
una piú solida prosperità sarà in avvenire garantita da una generosa
elargizione. È il dono d'un uomo elettissimo che fu già un grande amico
di quelle tra voi che erano presso di me prima della sua... volontaria
scomparsa. (_Rivolgendosi a una delle donne per sperimentarne la facoltà
mnemonica e quella affettiva_) Di chi parlo io, Giulia Vannelli?

GIULIA VANNELLI

(_súbito_) Di Paolo Gemmi.

FRANCESCO

Ve ne ricordate, senza dubbio, rimpiangendolo...

GIULIA VANNELLI

Era cosí benefico anche lui! cosí degno di starvi accanto!

FRANCESCO

(_indagando_) E non se ne ricordano egualmente tutte le vostre compagne
d'allora?

ALCUNE

(_fanno cenno di sí col capo._)

UN'ALTRA

Sicuro!

UN'ALTRA

Sicuro!

UN'ALTRA

Con affetto e con reverenza ce ne ricordiamo!

FRANCESCO

(_indicando Lorenzo Gemmi_) Questi è suo padre.

LORENZO GEMMI

(_che era raccolto in sé stesso, alle spalle di Francesco, ascoltandolo,
s'imbarazza ora nel veder convergere sulla propria persona gli sguardi
di tutte le Ricoverate incuriosite._)

FRANCESCO

(_continuando_) È il suo povero padre, che si è affrettato a
comunicarmene la lettera testamentaria rinvenuta appena stamane. Dopo
d'aver deciso di morire, egli dispose che l'ingente eredità già
trasmessagli dall'abnegazione paterna fosse destinata all'opera della
quale era stato valido apostolo. Nella medesima lettera--notate--ebbe
cura di esprimere la speranza di farsi perdonare da Dio, con
quell'estremo atto di carità e di tenerezza, «_la folle violazione del
maggior dovere d'ogni cristiano_»: il dovere, cioè, di aspettare che
l'ultima ora sia segnata dai poteri divini. Voi accoglierete
religiosamente la generosità la speranza e il monito di Paolo Gemmi. E
il suo nome--a cui questo asilo sarà intitolato--voi circonderete d'un
culto perenne.

LORENZO GEMMI

(_trattiene le lagrime._)

(_Le Donne si piegano in una mesta commozione, Sonia piú di tutte._)

FRANCESCO

Vi vedo commosse. È un dolce suffragio che inviate a quell'anima
inquieta.

LORENZO GEMMI

Vorrei...

FRANCESCO

Che desiderate, signor Lorenzo?

LORENZO GEMMI

Vorrei... che l'ispiratrice delle vostre azioni piú nobili fosse
informata immediatamente affinché si unisse, nel commemorare il
donatore, a queste umili creature.

FRANCESCO

Da qualche tempo, mia moglie non è con me. (_Nel suo accento è un
recondito spasimo._)

SONIA

(_che gli è quasi vicina, lo fissa, con una particolare espressione
d'intelligenza._)

LORENZO GEMMI

(_celando una viva sorpresa_) Tornerà presto, di certo...

FRANCESCO

Forse, no.

LORENZO GEMMI

(_discreto nel tono, che quasi protesta_) Ella vi è tanto devota!... Vi
ama tanto!...

FRANCESCO

Non mai abbastanza si ama, signor Lorenzo!

LORENZO GEMMI

(_rimane soprappensiero._)

FRANCESCO

(_alle Donne, tagliando la commozione_) E per oggi, mie care, null'altro
ho da dirvi. Domani, ve lo prometto, staremo a lungo insieme, e a lungo
converseremo. Sicché, rientrate, adesso. Rientrate serenamente per
mettervi a lavorare o a leggere come di regola. (_Ostentando di
celiare_) Suora Marta è incaricata di arrabbiarsi se, per caso, non ne
avrete voglia. (_Alla Suora_) Precedetele, precedetele, amica mia.
Soltanto il gregge si conduce camminando in coda.

SUORA MARTA

(_s'inchina e infila l'uscio a sinistra._)

(TUTTE--_ad eccezione di_ SONIA--_s'inchinano anch'esse e, obbedienti,
affollandosi presso l'uscio, in ordine perfetto, seguono la Suora._)

SONIA

(_è come fermata da una astrazione mentale._)

FRANCESCO

(_a Sonia_) E voi, non andate?

SONIA

Chi?... Io?... Sí, vado. (_Con una vaga titubanza, esce._)

LORENZO GEMMI

Io vi tolgo l'incomodo, dottore. Provvederemo tra giorni alle pratiche
legali per rendere effettiva la donazione.

FRANCESCO

Quando vi piacerà.


III.

(_Giunge_ ULRICO _dal giardino_)

ULRICO

(_trafelando_) Si può?

FRANCESCO

(_si volta_) Oh, guarda! L'uomo-cometa!

ULRICO

Senza coda.

FRANCESCO

(_con disinvoltura non sincera_) Avanti! Avanti!... Era tempo che tu
tornassi!

LORENZO GEMMI

(_a Francesco_) Arrivederci, dunque.

FRANCESCO

Vi accompagno fino al cancello.

LORENZO GEMMI

Ma no. Conosco la strada. Vi prego di restare. (_Alludendo all'arrivo di
Ulrico_) Un po' per uno.

FRANCESCO

Per accontentarvi... (_Gli stringe le mani con cordiale rispetto._) E
non dimenticate la mia venerazione: verso di lui e verso di voi.

LORENZO GEMMI

Abbiatela tutta per lui, dottore! Io non ne merito.

(_Si separano sulla soglia in fondo._)


IV.

ULRICO

(_si è gettato a sedere su una panchetta. È stanco, torvo, scarruffato,
smagrito. Ha le guance incavate. Ha negli occhi l'incandescenza stramba
d'un tizzo ardente su cui si spruzzi, con alterna persistenza, acqua e
petrolio.--Il monocolo destinato all'occhio piú guercio gli pende, da un
laccio, sul petto._)

FRANCESCO

(_osserva la fisonomia di lui. Ne è conturbato. Dissimula, scherzando_)
E cosí?... Che n'è del programma di ficcare il naso nei fatti miei e
d'essere il mio medico cotidiano, all'uso giapponese? Ai primi fiaschi
della tua psicoterapia naturalistica, mi hai abbandonato?

ULRICO

Ho dovuto servire il signor me stesso in questi giorni. E sono stati
giorni angosciosi.

FRANCESCO

(_intuisce, continua a dissimulare._) Tuttora angosciato sei.

ULRICO

Io immagino già la conclusione d'un tuo prevedibile predicozzo. Mi
ronzano già nell'orecchio le tue parole:--«Non c'è modo di cavarsela,
mio caro Ulrico. Abolisci l'amore, con i suoi tormenti e con i suoi
pericoli d'ogni sorta? Caschi dalla padella nella bragia. La femmina a
cui ti attacchi sensualmente può lasciarti in asso, o può crepare, o può
sparire senza crepare, e allora, nonostante l'abolizione dell'amore, sei
anche tu un uomo spacciato!...» (_Con sofferente dispetto_) Ah, no!
Spacciato no, per tutti i diavoli! L'angoscia dei sensi non è meno
passeggera d'una cattiva digestione. Lei mi è piaciuta piú delle altre?
Me ne piacerà un'altra piú di lei.

LA VOCE DELLA SUORA

(_si ode di sfuggita_) Mi obbligherete a ricorrere al Direttore...

FRANCESCO

(_tende lo sguardo verso l'uscio a sinistra.--Indi, prudente, lo
chiude_)... Sicché?...

ULRICO

Sei nelle nuvole?... Ti disturbo? Sono di troppo? Ho da andarmene? Ho da
liberarti della mia presenza?...

FRANCESCO

Ma, scusa, a che proposito?... Mi è stato tanto gradito il rivederti! Ti
ho ricevuto festosamente!... E non ero nelle nuvole quando parlavi. Ero
invece attentissimo, e ho compreso quel che dicevi. Ho compreso che sei
incappato in un infortunio... a cui non annetti troppa importanza.

ULRICO

... a cui annetto una importanza relativa.

FRANCESCO

Tutto si limita, mi pare, a un episodio, a una parentesi:--le tue
dilettazioni di gaudente hanno avuto un arresto momentaneo perché ti è
mancata a un tratto Sonia Zarowska. Mi sbaglio?

ULRICO

(_stralunando gli occhi_) Irreperibile! Assolutamente irreperibile!...
Un enigma da far dare la testa nel muro! (_Ricorda e racconta:_) Mi
separo da lei alle nove di sera. Torno alle undici. Entrata libera, come
di solito. Illuminazione bianca. Lei, fuori, in giro. Niente di
straordinario. Rincaserà tardi? Mi è indifferente. E se non sarà sola,
pazienza, me la svignerò, visto o non visto. Nel suo salottino, aspetto
un'ora, aspetto due ore, aspetto tre ore. È notte avanzata. Cerco il mio
e il suo absinthe. Bevo, ribevo, mi addormento. Mi sveglio all'alba.
Lei, ancora fuori. Niente di straordinario. Tuttavia, sono inquieto.
Impossibile riaddormentarmi. Fumo, passeggio, apro le finestre, irrompo
nel quartierino recondito della padrona, la scuoto nel letto, la strappo
dal sonno, le chiedo se dubiti che Sonia abbia preso il volo. La sua
risposta è ambigua: «La bionda mi paga giorno per giorno, quindi può
andarsene quando vuole.» Dunque,--dico tra me--non è improbabile che se
ne sia andata. Ma ritrovo súbito, nel disordine che conosco, la sua
biancheria, i suoi abiti, i suoi scarpini, i suoi profumi, i suoi lapis,
i suoi cosmetici, e ciò mi rassicura. Ricomincio ad aspettare, con lo
sguardo attaccato all'orologio. Il moto delle sfere mi diventa
impercettibile. Cosí lento che in non meno di sessanta minuti me ne
misura appena uno!... Alle dieci del mattino io sono assalito dal
sospetto che Sonia sia stata còlta in flagrante come ladra e messa al
fresco. Corro all'ufficio centrale della Questura. Mi appiccico ai
funzionari. Li soffoco d'interrogazioni. Il mio sospetto non è punto
confermato. Precipito nel buio. E nel buio, senza un barlume che lo
attenui, mi do a una caccia affannosa, ininterrotta, vertiginosa,
inutile, insensata, che mi stremenzisce, che mi esaurisce. Lo vedi come
mi sono ridotto?

FRANCESCO

Lo vedo.

ULRICO

Giorno per giorno, come usava lei, pago la padrona affinché non disponga
delle due stanze che lei occupava. Mi reco tutte le sere a visitarle, a
guardarle, a sentirle. La sua biancheria, i suoi abiti, i suoi scarpini,
i suoi profumi, i suoi lapis, i suoi cosmetici, sono al posto dov'erano,
nel medesimo disordine, immobilizzato. Io contemplo e tocco un poco ogni
cosa, e bevo gli atomi che se ne distaccano. Non riesco a proibirmelo,
ma... ti confesso che ne provo una importuna malinconia. (_Gli passa
sulle pupille un velo di lagrime inconsapevoli._) Ho ritardato a venire
da te... perché avevo ritegno di mostrarmiti in queste condizioni. Oggi,
ho superato il ritegno... e sono contento d'essere venuto.

FRANCESCO

(_vincendo un'esitazione_) Sonia Zarowska è qui.

ULRICO

(_con un violento stupore, si alza._) È qui?! È qui, con te?!

FRANCESCO

È nel mio Ricovero, nel mio ospedale.

ULRICO

Ed hai tanto aspettato a dirmelo?!

FRANCESCO

Mi premeva anzitutto di sapere quale effetto avesse prodotto in te... la
dispersione della tua donna. E aggiungo, francamente, che dopo di averlo
saputo, se avessi sperato nella possibilità di celarti ch'ella è qui, te
lo avrei celato.

ULRICO

Ma come?!... Me lo avresti celato!

FRANCESCO

Te lo avrei celato per scansare lei dai tuoi tentativi di
riavvicinamento.

ULRICO

Un'angaria! Una crudeltà!

FRANCESCO

No, Ulrico.

ULRICO

Una crudeltà, sí, una crudeltà da sbirro, una crudeltà da carceriere!

FRANCESCO

Non avventare di queste sciocchezze, e ascoltami.

ULRICO

Io domando in qual modo si è potuta impigliare nelle tue grinfie! Il tuo
indirizzo io non gliel'ho dato. Chi te l'ha condotta? Chi l'ha costretta
a recarsi da te?

FRANCESCO

(_severo_) Se mi ascolti, la tua curiosità sarà soddisfatta.

ULRICO

(_stentando a contenere la collera, maltratta il cappello.--Risiede su
una seggiola presso il tavolino._)

FRANCESCO

(_sedendo poco discosto da lui_) Nessuno l'ha costretta. Nessuno l'ha
condotta. Si recò da me spontaneamente. Il mio indirizzo, suppongo, lo
apprese da un tale che capitò lí, da lei, la sera famosa in cui mi
obbligasti a restare in sua compagnia. Costui ebbe agio di leggere la
mia carta di visita per un incidente che non ti raccontai perché non era
necessario raccontartelo. Quella sera, la pietà, che, sincera e anche
soccorrevole, non tardò a succedere in me al disgusto, la riempì d'una
intontita ammirazione mista a una specie di caparbia fiducia e ad una
esagerata gratitudine.

ULRICO

(_con una vivacità comprensiva_) Perciò quella sera la trovai
eccezionalmente distratta, eccezionalmente sviata!

FRANCESCO

Stammi attento, e non m'interromperei

ULRICO

Ammirazione, fiducia, gratitudine! Tutte cose mai provate da lei!

FRANCESCO

Mai provate, ne sono convinto come te, ed erano, forse, l'abbozzo vago
di una nascitura facoltà mentale. Un che di analogo si riscontra in un
bambino il quale abbia notato per la prima volta--che so?...--una
fiaccola, un albero, un lembo di mare, un volo di uccello. Ma è ozioso
vangare, ora, nel campo delle induzioni. Il fatto è che una
mattina--quella, di certo, in cui tu persistevi nell'attesa dopo
l'attendere di una notte interminabile--mi si presentò qui in preda a un
parossismo straziante. Usciva, indubbiamente, da una lunga orgia. Era
satura di alcool. Tra il nero del bistro i suoi occhi incavernati
avevano un luccicore vuoto di sguardi. Tra gli avanzi dei colori
posticci apparivano le due macchie paonazze degli zigomi accesi e il
livido delle labbra gonfie. Contro il letargo che le invadeva le membra
lottava in lei come un bisogno di non cedere ad esso; e contro lo
scompiglio del suo pensiero semispento lottava la sua volontà fissa di
ottenere il mio soccorso. In questa duplice lotta si dibatteva
spasimando. Pareva una povera bestiola idrofoba in agonia!

ULRICO

(_soggiogato da quella visione, balbetta:_) La volontà fissa di ottenere
il soccorso tuo! Perché non quello d'un altro?

FRANCESCO

Perché non un altro le aveva ispirata mai la fiducia a cui ho accennato.
L'idea che soltanto io potessi prestarle soccorso era già da lei
fermamente acquisita. Oltre di che, ritengo che quel signore dal quale
fu letta la mia carta di visita le abbia forniti degli schiarimenti
sulla mia professione e sullo scopo di questo Ricovero. Che la demenza
cerchi da sé la soglia d'un manicomio è meno insolito di quanto si
creda.

ULRICO

(_rintuzzando con pervicacia_) Sonia Zarowska non era una demente!

FRANCESCO

Era una demente tranquilla, inerte, chiusa nelle forme apatiche della
sua corruzione, dei suoi vizi, della sua mania di rubare. Poi, se è vero
che un po' di luce sia sopravvenuta a solcare quella sua demenza
compatta, appunto questo spiracolo di percezione deve aver mutata la
demente tranquilla in una demente agitata, paurosa, impaurita di sé
stessa. Ed eccola, in un accesso di agitazione, in una crisi di paura,
rivolgersi, anelante, verso il rifugio, verso il manicomio e verso colui
del quale conobbe la pietà. (_Breve pausa._) Ora, l'agitazione è
cessata, ed è cessata la paura. La demente agitata non c'è piú. E non
c'è piú, neppure, la demente tranquilla. Il nemico è stato dominato
sommergendo in una atmosfera di gentilezze e di caste idealità le losche
abitudini contratte, delle quali non si colgono che rare e quasi puerili
reminiscenze in qualche parola, in qualche gesto, in qualche atto
fugace. Ma non m'illudo che sia la salvezza definitiva. Io temo che il
ricordarle vivamente le attrattive ch'ella esercitava su i corrotti e su
i corruttori, e su te piú che su gli altri, possa fare in lei
ripullulare d'un súbito l'antico veleno non del tutto eliminato. Questa
è la ragione per la quale mi sono preoccupato della eventualità che tu
la riavvicinassi. Ma, giacché sei rimasto molto impressionato da quanto
ti ho esposto, la mia preoccupazione dilegua, e fido in te. Mi prometti
di non tentare di riavvicinarla?

ULRICO

(_dolorosamente brusco_) Non te lo prometto! Non te lo devo promettere!

FRANCESCO

(_si percuote un ginocchio, e si leva, infastidito._)

ULRICO

Promettere per non mantenere non sarebbe da galantuomo. E promettere per
mantenere, nel caso mio, sarebbe una imbecillità. Riguardo alle mie
impressioni, tu hai preso un granchio madornale. Le mie impressioni sono
precisamente opposte a quelle che mi hai attribuite. Ciò che mi ha
impressionato, ciò che mi ha fatto e mi fa fremere di dolore e di sdegno
è che la ostinata stoltezza ideologica, tra cui si aggira la demenza
tua, sia riuscita a sconnettere la vita naturale di quella donna e a
strappar lei al suo nulla, alla sua pace, alla sua indipendenza, al suo
destino--nel quale io mi dissetavo!... Ma, per fortuna, la tua opera è
tutt'altro che compiuta. Rilevo questa buona notizia dai tuoi timori.
(_Ride il suo vecchio riso divenuto piú acre:_) Eh eh eh eh!...
«L'antico veleno»?!... Parole convenzionali! A chi nuoceva il cosí detto
veleno?... Non a lei! Non a nessuno! E a chi nuocerebbe se tornasse a
possederla?... A me, intanto, arrecherebbe un gran bene, restituirebbe
il bene che ho perduto. E tu mi chiedi che io rinunzii alla speranza che
questo si avveri dopo che i tuoi stessi timori mi hanno incitato a
sperare?... Non ci rinunzio, no, non ci rinunzio! Io la voglio vedere.
Io le voglio parlare. E ti consiglio di astenerti dall'ostacolarmi!

FRANCESCO

(_recisamente_) Non è inopportuno, Ulrico, che io consigli te di
astenerti dal trascendere!

(_Un filo di pausa._)

ULRICO

(_quasi pentito--si modera._) Se trascendessi, ne avrei poi un rammarico
piú penoso del tuo. Evvia, Francesco! Accontentiamoci un po'
reciprocamente. Cediamo un po' tutti e due. Tu accondiscenderai a che
io--magari sotto la tua sorveglianza--abbia un colloquio con lei, e, per
parte mia, ti garantisco che non mi affaticherò punto a riconquistarla
al suo passato. (_Traspare ch'egli esprime una temperanza momentanea._)
Mi limiterò a interrogarla sulle sue sensazioni attuali, sulle sue
intenzioni per l'avvenire, e il risultato di questo colloquio, da cui
sarà stimolata la sua sincerità, potrà servire, a guisa di scandaglio,
anche a te. Misurerai il valore dei tuoi criterii, la portata dei tuoi
metodi. Apprenderai se, dal tuo punto di vista, ella sia già guarita o
almeno avviata a guarire o se il mutamento verificatosi non sia che
effimero e occasionale. Dovrai riconoscere--ne sono sicuro--l'utilità
pratica della tua condiscendenza. E cessiamo di sperperare il nostro
tempo, te ne prego! Chiamala!

FRANCESCO

(_paziente, deferente_) Io non ho alcun diritto su lei, alcun diritto su
te. Ma è incluso nel mio assunto il diritto di proibire che
v'incontriate finché ella sarà qui. Tu la vedrai e le parlerai, altrove,
senza ambagi d'impegni e di controlli, quando io l'avrò congedata. Non
mi ostino a chiederti una rinunzia della quale non sei capace.
T'impongo, bensí, una dilazione per non essere il tuo complice.

ULRICO

(_levandosi di botto, con allucinata prepotenza_) E io ti risparmio di
essere il mio complice, poiché basterò io a chiamarla.

FRANCESCO

(_adiratamente_) Tu abusi dell'ospitalità che ti è concessa! Bada a
quello che fai!

ULRICO

(_con uno scoppio di stizza che geme di confessione_) Hai avuto, a modo
tuo, pietà di lei, e non sai averne di me!...

FRANCESCO

(_fervido e leale_) Ne ho di te, ne ho di te come di lei, a modo mio!

ULRICO

Sí, sí, abuso dell'ospitalità che mi è concessa. E cacciami via, se
questo esige la tua pietà!... (_Infrenabile, chiama, sbraitando:_) Sonia
Zarowska! Sonia Zarowska! Sonia Zarowska!

LA VOCE DI SONIA

(_lontana e vibrante d'immediata sorpresa_) Ulrico! Ulrico!

ULRICO

(_investendo_ FRANCESCO) Hai udito come grida il mio nome nonostante il
bavaglio della tua tirannia?

FRANCESCO

(_sorgendo con fierezza_) Finiscila, adesso! Non tollero piú che tu
adoperi un simile linguaggio!

LA VOCE DI SUORA MARTA

(_vivacissima_) Chiunque sia che vi chiami cosí, restate al vostro
posto!

FRANCESCO

(_veemente_) Lasciatela libera, Suora Marta! Lasciatela andare dove
vuole!

ULRICO

(_sbraitando piú di prima_) Lasciatela libera! Lasciatela libera!

LA VOCE DI SONIA

(_vicina_) Ulrico!...

FRANCESCO

(_disdegnoso, a Ulrico_) Tu le potrai parlare come meglio ti aggrada. Io
non ti sorveglierò! (_Fugge per la porta a destra._)


V.

SONIA

(_ancora di dentro_) Ulrico! Ulrico!... (_Giunge slanciandosi a
stringergli le mani._) Ulrico!

ULRICO

(_stringendole a lei_) Finalmente! Finalmente!...

SONIA

Ti ritrovo? Ti rivedo?...

ULRICO

Mi credevi morto addirittura?

SONIA

Proprio morto di morte non ti credevo.

ULRICO

Mi avevi dimenticato, ecco.

SONIA

Non ti avevo dimenticato.

ULRICO

Mi pensavi!

SONIA

Ti pensavo, pensando che non esistevi piú.

ULRICO

Ma appena ti ho chiamata, hai sentito berne che tornavo a esistere.

SONIA

Questo ho sentito.

ULRICO

Molta meraviglia?

SONIA

Molta.

ULRICO

Anche molta gioia, se non m'inganno.

SONIA

Molta.

ULRICO

Non hanno potuto trattenerti dal correre a salutarmi risorto.

SONIA

Non l'hanno potuto.

ULRICO

E perché, dimmi, perché ti pareva che io non esistessi piú?

SONIA

Perché non esisteva piú nessuna delle cose d'allora.

ULRICO

Di allora, cioè di quando?

SONIA

Di quando si stava cosí spesso insieme.

ULRICO

Tutte sparite, dunque?

SONIA

Tutte sparite.

ULRICO

Da un giorno all'altro?

SONIA

Sparite a poco a poco.

ULRICO

E non le rievochi? Non le rimpiangi?

SONIA

Di tanto in tanto, sí, ma come in sogno.

ULRICO

(_frugando, guardingo_) Io credo che ci sia qualcuno che se ne accorge e
che ti sgrida.

SONIA

Per esempio, chi?

ULRICO

... Per esempio, Suora Marta, che ti sorveglia continuamente.

SONIA

Non se ne accorge Suora Marta.

ULRICO

(_accennando la porta a destra_) Oppure se ne accorge lui, che ha la
fissazione e la sapienza di scrutare.

SONIA

Nemmeno lui se ne accorge.

ULRICO

E se, per ipotesi, egli se ne accorgesse?...

SONIA

Si dorrebbe.

ULRICO

E ti toccherebbero, quindi, le durezze della sua severità.

SONIA

Severo, lui?... No, mai!

ULRICO

Non ti assilla, forse, non ti martirizza con i suoi rigori, con le sue
costrizioni?

SONIA

No!

ULRICO

Tuttavia, hai l'obbligo d'essergli sottoposta, hai l'obbligo di
obbedirgli.

SONIA

No!

ULRICO

Che tu neghi o non neghi, è certo che qui ti si tiene come in un
carcere.

SONIA

No!

ULRICO

Peggio che in un carcere ti si tiene. In un carcere non si perde che la
libertà esteriore, mentre qui ti si comanda e ti si spia perfino nel
cervello!

SONIA

No!

ULRICO

Io affermo che ne sei stanca! E con me tu fingi, tu fingi, tu mentisci!

SONIA

No, Ulrico! No! No! No!

ULRICO

(_in un muggito di esasperazione--tappandosi gli orecchi con le mani_)
Ah, sono esecrabili i tuoi «no»! Non farmene udire di piú!

SONIA

(_spaventata, si trae indietro.--Resta in pena, sospesa._)

(_Un silenzio._)

ULRICO

(_scaccia l'ira che lo pervade. Siede. Le parla con una specie di leale
remissività._) Riconosco che farnetico. Riconosco che, immaginando
costrizioni e martirii, sono in errore. Ma è l'acredine! È la rabbia! È
la malignità della rabbia! Ricordo la tua vita d'un tempo non remoto, la
ricordo scorrere fluida come un fiume, apportatrice imperturbata di
godimenti, tra i rovi e le asperità delle tristezze altrui, degli altrui
malori, delle altrui miserie, e in questo ricordare il rimpianto mio,
cosí diverso dal tuo, s'inasprisce, si esulcera.

SONIA

(_ascolta attentamente._)

ULRICO

In te il rimpianto non è suscettibile di esacerbazioni. È saltuario,
scialbo, superficiale, svanente, estraneo al fermento della realtà.
«_Come in sogno_» hai detto, e ti sei espressa con esattezza, poiché, di
fatti, ti hanno addormentata nella convinzione che il tuo piccolo mondo
d'allora sia sparito per sempre. (_Scattando facinoroso_) Ma è falso! È
falso! La falsità è stato il tuo narcotico!... Esisto io tale qual ero.
Lo vedi! Esiste tale qual era tutto ciò che lasciasti! E con la medesima
voce con la quale io t'ho chiamata pocanzi, tutto ciò che lasciasti ti
ha chiamata e ti chiama!

SONIA

(_ha un lieve fremito. La sua attenzione diviene piú tesa._)

ULRICO

Ti chiamano le tue stanze dove nulla è sparito, dove nulla è mutato
dall'ultima sera in cui ne respirasti l'aria iniettata di profumi a te
cari e di desiderî; ti chiamano i bizzarri abiti neri che secondavano
incantevolmente le seduzioni del tuo corpo serpentino; ti chiamano i
fedeli specchi avidi della tua immagine nella ebbrezza della danza; ti
chiamano le tue ore senza misura, le tue ore senza albe e senza
tramonti, riempite dei tuoi capricci fuori da ogni legge, riempite di
abbandoni e di oblii! È tuo, è tuo tutto ciò, ancora tuo, piú tuo di
prima. Svegliati, Sonia! Svegliati, e rivivi! Nel sonno che ti avvolge
come una cappa di piombo, tu piú non vivi,... tu piú non vivi e non mi
fai piú vivere!

SONIA

(_è presa dalle rievocazioni. Le cose di allora le si riavvicinano. Già
la sfiora il loro fascino. Le si disegna sul volto un'animazione
perplessa.--Interroga, cauta:_) Ci sei stato laggiù in questi giorni?

ULRICO

(_s'irradia_) Non un giorno è trascorso che io non mi ci sia recato. E
lungamente ci restavo.

SONIA

Solo solo?

ULRICO

(_malinconicamente_) Solo solo.

SONIA

Ti piaceva di restarci?

ULRICO

Mi piaceva di soffrire.

SONIA

Nulla è sparito?

ULRICO

Nulla.

SONIA

Nulla è mutato?

ULRICO

Nulla.

SONIA

(_con segretezza_) Anch'io rivedrei volentieri le mie stanze, i miei
abiti, i miei specchi...

ULRICO

(_dissimulando l'emozione che rigurgita_) Ti recheresti volentieri
laggiù?

SONIA

Soltanto una volta!

ULRICO

(_con subdolo assenso_) Soltanto una volta, s'intende! Una fugace visita
al passato! Non piú di questo.

SONIA

Non piú di questo.

ULRICO

Io, poi, ti faccio notare che se realmente lo vuoi, non ti sarà troppo
difficile.

SONIA

(_sottovoce_) Non posso.

ULRICO

L'impossibilità è nella tua immaginazione.

SONIA

Non si esce dall'asilo senza il permesso di lui.

ULRICO

Mi hai assicurato che non tiranneggia, che non è severo con te. Gli
chiederai il permesso che ritieni indispensabile, e l'otterrai.

SONIA

Per andare laggiù, no, non glielo chiedo! Me ne vergognerei.

ULRICO

Ne farai a meno, ed egli ti assolverà.

SONIA

Mi consigli di uscire di nascosto?

ULRICO

Di tentarlo io ti consiglio.

SONIA

(_accesa d'una sinistra reminiscenza_) Di nascosto come per rubare?!

ULRICO

Dove salti con la fantasia? Si tratta semplicemente di uno strappo alle
consuetudini di clausura. Non è un crimine. Non è un'azione da
paragonare a un furto.

SONIA

Sí, ne convengo: un crimine non è.

ULRICO

Dunque, nessun ostacolo, nessun rischio e, soprattutto, nessun rimorso.

SONIA

Tu mi accompagnerai, n'è vero?... Mi devi accompagnare...

ULRICO

È naturale che io t'accompagni.

SONIA

E quando andremo? Quando?

ULRICO

Decidi tu. Non dipende che da te.

SONIA

Io non so... Io non oso decidere... Forse, oggi stesso potremmo!

ULRICO

(_levandosi ebro, esagitato, abbacinato, col respiro mozzo_) Ma
certamente! Oggi stesso! Oggi stesso!... Perché no?... E non bisogna
ritardare!... Egli, a quest'ora, è intento ai suoi studî; la zelante
Suora ha avuto l'ordine di risparmiarti il suo zelo; la mia riverita
persona si trova già, per caso, a tua disposizione: sarebbe una
ingratitudine verso la fortuna non profittare di circostanze cosí
favorevoli!

SONIA

(_con una esaltazione timorosa e frettolosa_) Ebbene, sí! Profittiamone!
Profittiamone!... Tu uscirai prima di me... Mi aspetterai alla svolta
della strada... Io cercherò di deviare l'attenzione del guardiano... Gli
farò credere che si riversa l'acqua dalla fontana, o, meglio, lo
pregherò di cogliere per me qualche fiore... Mi è amico: non si
negherà... E appena si sarà allontanato dal cancello, io, di corsa, di
corsa, a raggiungerti!... Sono contenta, Ulrico, sono tanto
contenta!--Vai vai vai vai!

ULRICO

Bada che ti aspetto!... (_Si avvia, veloce, sogguardandola un po'
diffidente._)

SONIA

(_in un lampo di allarme, dà un grido soffocato:_) No!

ULRICO

(_arrestandosi di colpo_) Sonia?!

SONIA

(_casca a sedere._)

ULRICO

(_accorre_) Sonia?!

SONIA

(_affaticata, fioca, con negli sguardi e nell'accento una intima
solennità_) Non mi aspettare... Torna laggiú, se vuoi, ma «solo solo»...
come in questi giorni. Io non ci sarò.

ULRICO

(_miseramente_) Avevi riaperte un poco le ali al volo: le hai richiuse.

SONIA

Laggiú... è il pericolo. Laggiú è la malia dei vizî, la malia del
peccato.

ULRICO

(_pallidissimo_) Parli di peccato?! Parli di vizî?! Due parole che non
conoscevi!

SONIA

Furono i miei nemici!

ULRICO

Tu distingui, nella tua vita, i fatti umani a cui si riferiscono le due
parole paurose e non tue che hai pronunziate?

SONIA

(_con una istantanea percezione_) Li distinguo! Li distinguo! Ero nei
vizî e nel peccato. Ora, non piú!

ULRICO

E sei capace, in coscienza, di odiarli? In coscienza sei capace di
temerli?

SONIA

Li odio e li temo perché mi benefica l'esserne lontana.

ULRICO

Parole non tue, Sonia! Parole non tue!

SONIA

Lo sento che ne sono beneficata. Lo sento! Non m'inganno!

ULRICO

Cosí ti hanno detto e a te pare che sia.

SONIA

Io vorrei che tu sapessi capire quello che sento.

ULRICO

Io vorrei che tu me lo facessi capire con parole che fossero veramente
tue!

SONIA

(_stentando a esprimersi_)... È qualche cosa che sta tutta dentro di me:
una grande dolcezza dell'anima!

ULRICO

(_attonito_) Dell'anima!... (_Si tortura i capelli con le dita nervose.
La sua sensibilità fluttua scompigliata. Il suo pensiero brancola nel
vuoto._)

SONIA

(_rasserenata, buona, amicale--si leva._) Addio, Ulrico!

ULRICO

(_in un urgente trapasso_) Questo addio, Sonia, io lo respingo. (_Egli è
come colui che sul punto di affogare si rinvigorisce di una suprema
energia istintiva per salvarsi._) Lo respingo non per cercare ancora di
ricondurti dove si annida il pericolo, non per esortarti ancora a
rivivere il passato che hai misconosciuto. Io ti esorto unicamente a non
escludermi, a non sacrificarmi, a non distaccarti da me. Eri la donna
dei miei piaceri, non sarai piú tale, e non t'inciterò a ridiventarla,
non ti biasimerò, non soffrirò. Un'altra donna tu, un altro uomo io. Ti
farò abitare una casetta appartata, cheta, gentile, sorridente. Verrò a
bussare alla tua porta senza molto insistere, e quando me l'aprirai io
te ne sarò grato, e ti terrò compagnia, ci terremo compagnia a vicenda,
tu serbandoti come hai imparato a essere, io volendoti sempre piú un
bene che non avevo mai immaginato di poterti volere. Questo, questo ti
offro, Sonia, con un fervore profondo, e se di ciò che senti nulla è
rimasto in te inespresso e inesprimibile, non c'è nessuna ragione,
nessuna, per la quale tu debba rifiutare e ridirmi addio.

SONIA

(_è commossa, ma non conquistata. Sulla sua fisonomia si disegna
l'implorazione:_) Ulrico!...

ULRICO

Rifiuti?... Rifiuti?!... (_Prorompendo in un furore cattivo_) Ah, non
inutilmente ho rimescolato il mistero! (_Esce a destra, violento,
clamoroso_) Vieni, Francesco! Il mio colloquio con Sonia Zarowska è
terminato.

SONIA

(_in orgasmo_) No! Lui, no, te ne supplico! Lui, no!

ULRICO

(_di dentro, ancora clamoroso_) È necessario che tu venga, e súbito!
Vieni! Vieni!

SONIA

(_gridando_) Ma perché? Ma perché?

ULRICO

(_tornando_) I «perché» e i «ma», in un manicomio, fanno cilecca!


VI.

FRANCESCO

(_entra--freddo--accigliato--senza guardare._)

ULRICO

(_prontamente_) Ho bisogno che tu apprenda e che tu giudichi. Ciò che ti
dirò è straordinario, è incredibile. Tuttavia, sul mio onore!, non
smercio menzogne.

FRANCESCO

Molte cose che a te debbono parere incredibili non sono incredibili. E
che tu non smerci menzogne ho la piú ferma persuasione.

ULRICO

In breve. Poiché ella non ha ceduto alle visioni risvegliate in lei
dalla prepotenza della mia frenesia e l'ho trovata salda, irremovibile
nel suo odio al passato, nella sua volontà di seppellirlo, io le ho
sinceramente offerto un avvenire di onestà e di pace, le ho sinceramente
promesso di rispettare il suo odio e la sua volontà, le ho sinceramente
promesso di volerle bene, di volerle un bene tutto simile a quello che
sanno volere a una donna onesta i piú probi degli uomini. Come mi sia
accaduto di balzare da un polo all'altro, non me lo domandare.
M'imbroglierei a risponderti. Ma mi fulmini Dio o il diavolo se i miei
propositi non li ho concepiti e non li ho manifestati in piena lealtà.

FRANCESCO

E lei?

ULRICO

(_con un groppo alla gola_) Ha rifiutato.

FRANCESCO

Si è lasciata, forse, vincere dalla diffidenza.

ULRICO

Non dalla diffidenza si è lasciata vincere.

FRANCESCO

Piú che di te, di sé stessa ha diffidato. E non avrebbe dovuto! (_A
lei_) Voi, Sonia, aspettate da me, dal vostro medico, la garanzia della
vostra salute morale?... Io non esito a darvela. Voi siete guarita. Ed è
un prodigio:--un prodigio non mio. Io non ho fatto che alimentare
qualche imprevedibile seme di virtú scorto improvvisamente in voi come
nel fondo sconvolto di una piccola bolgia. La guarigione è cosí perfetta
che avete potuto resistere all'uomo che piú vi ha desiderata e perfino
mutare il suo desiderio... in amore. Egli vi ha promesso di volervi
bene. Non ha avuto il coraggio di pronunziare la parola divina. Quel che
egli vi ha promesso è piú ampio e migliore. Vi ha promesso di amarvi! E
voi, Sonia, lo amerete. Nel vostro corpo strappato agli artigli del
vizio e del peccato, un'anima è sorta. Quest'anima è nuova, ed è pura
come quella di una adolescente. Dell'amore, dunque, si è dischiusa, nel
centro del vostro essere, la piú facile fonte. Il mio buon Ulrico non
avrà che da ricercarla.

SONIA

(_si è contratta, schiva, ritrosa, con gli occhi bassi._)

ULRICO

(_è stato, ed è, intento a sorprenderne le sensazioni._)

(_Una breve pausa._)

FRANCESCO

(_impassibile, calca, sul tavolino, un bottone della soneria
elettrica._)

(_Si ode, lievemente, il suono interno._)

SONIA

(_ne è tutta percorsa nei nervi._)

ULRICO

(_nota quella specie di brivido._)


VII.

SUORA MARTA

(_entra con sollecitudine_) Qualche ordine per me, Direttore?

FRANCESCO

Nessun ordine, Suora. Ho da farvi una comunicazione e da rivolgervi una
preghiera. Sonia Zarowska è congedata. Tra pochi minuti non sarà piú
nostra ospite.

SONIA

(_ha una forte scossa interiore._)

FRANCESCO

(_proseguendo_) Mi risulta in modo positivo che le sue condizioni
psichiche sono tali che le sarebbe superfluo, se non dannoso,
costringerla a prolungare la dimora in questo Ricovero. Intanto, mi è
impedito di trattenermi con lei per gli ultimi doveri dell'ospitalità.
Mi occorre disbrigare molto lavoro, e al piú presto. Voi, Suora,--e
questa è la preghiera che vi rivolgo--avrete la cortesia di sostituirmi,
come frequentemente desidero. Le sarete accanto col vigile garbo che vi
è consueto se ella vorrà salutare le amiche che l'hanno cullata nella
loro affezione e la sua cameretta dove per la prima volta ha conosciuto
il riposo affrancato dall'insidia. Poi l'accompagnerete fino al cancello
del giardino, e lí cederete a Ulrico Nargutta--il quale ne sarà
felice--la vostra e la mia prosciolta responsabilità.

SUORA MARTA

Sta benissimo.

SONIA

(_si è curvata nella schiena, simile a un giunco colpito dalla grandine.
Il capo le pende in avanti. I suoi occhi, aperti e soffusi di cupezza,
non hanno piú battito di ciglia._)

ULRICO

(_attraverso lo sconforto, non cessa un attimo di osservarla._)

FRANCESCO

E voi, che avete, che avete, Sonia? Non deve né attristarvi né avvilirvi
il commiato. Deve, invece, rendervi lieta, secura, orgogliosa. Su! Su!
Alzate la testa! Alzate la testa con la piú balda lietezza come per una
resurrezione, e sia tutto ridente il vostro saluto!

SONIA

(_rifugiandosi, a un tratto, presso la Suora_) Suora Marta! Suora Marta!
Voi siete la madre generosa di noi tutte e a lui, nella generosità,
siete sorella. Intercedete voi perché non mi mandi via!

ULRICO

(_tagliente_) Spetta a me d'intercedere! E sarà una intercessione
efficace.

FRANCESCO

(_impetuoso_) A te spetta di tacere, e tacerai! (_Indi a Lei_) È
inconcepibile che confondiate i provvedimenti suggeritimi da ponderate
considerazioni con l'atto di un ostile congedo. Io mi sono proposto di
ridonarvi il respiro d'una libertà completa per rafforzare in voi la
consapevolezza delle vostre rapide conquiste, della vostra vittoria. Se
è per voi troppo nebuloso quel che vi dico, proverò di chiarirvelo.

SONIA

No, non darti piú pena! Sarà di me quello che tu vuoi!... (_La cupezza
si risolve in lagrime dirotte._) Ti obbedirò.

FRANCESCO

L'obbedienza non l'ho insegnata mai, e non mi piace. Io non ammetto di
essere obbedito!

SUORA MARTA

Queste lagrime, Direttore, chiedono ancora aiuto!

SONIA

Ancora aiuto chiedono, ancora aiuto! La vostra bontà, Suora, lo intende,
lo vede. Fate che lo veda la bontà di lui!

ULRICO

(_si abbatte sopra una sedia._)

FRANCESCO

(_nonostante una recondita preoccupazione, accondiscende._) Voi sapete,
Suora, che spesso mi è di sollievo subordinare le mie decisioni al
vostro discernimento. Voi mi consigliate di rinviare il congedo di Sonia
Zarowska?

SUORA MARTA

Mi permetto di consigliarvelo.

FRANCESCO

E sia. Conducetela nella sua camera, e ripetetele bene che rimarrà.

SONIA

(_con un recrudescente effluvio di lagrime, si avvinchia a Suora Marta_)
Tenetemi stretta!... Non mi lasciate!

SUORA MARTA

(_traendola dolcemente_) Non vi lascio, no, figliuola mia!... E cessate
di piangere come una bimba sperduta!... Rimarrete. Rimarrete. Il
Direttore lo desidera. Non vi si mentisce. Rimarrete...

(_Escono._)


VIII.

ULRICO

(_pronto, febbricitante, inquisitorio, imponente_) E che pensi, adesso,
di lei? Parlami, adesso! Che cos'è, a giudizio tuo, quello che in lei
abbiamo insieme osservato?

FRANCESCO

(_vorrebbe distrigarsi dalla preoccupazione. Non ci riesce.--Finge una
certa tranquillità._) A me non è parso di osservare nulla che
modificasse l'opinione chiara che ti ho manifestata. Su per giú, siamo
lí. «Le sue lagrime chiedono ancora aiuto» ha intuito la Suora. E Sonia
Zarowska ha confermato. Non significa, in sostanza, che continua a
diffidare di sé?...

ULRICO

(_con un preciso gesto del braccio che accentua l'indicazione_) L'aiuto,
per lei, sei tu! Sempre tu sei! Sempre tu!

FRANCESCO

Perdura il fenomeno cerebrale per cui non può scindere l'idea del
soccorso dalla mia persona.

ULRICO

(_ricordando con significativa acutezza le parole di Francesco_) È sorta
un'anima in quel corpo strappato agli artigli del vizio e del peccato--e
quell'anima è tua! Ecco il segreto di ciò che accade in lei!

FRANCESCO

(_come aggredito_) Ma quale assurdità asserisci con codesta fatua
pretesa di veggente miracoloso?!

ULRICO

Non ribellarti e non ti difendere! Nella mia asserzione non è nemmeno
l'ombra d'un sospetto che ti accusi. (_Levandosi disperato_) È tua,
solamente tua quell'anima nuova e pura--pura come se fosse di
un'adolescente--, perché tu l'hai fatta sorgere, perché da te ne ha lei
ricevuto il soffio e l'alimento. Ed io, io, che per lo sperpero
quotidiano del suo corpo non provavo ribrezzo, non rancore, non dolore,
non il piú lieve morso della gelosia e anzi ne avevo un cinico
compiacimento ributtante di cui mi vantavo, ora sono geloso della sua
anima, che tu solo possiedi! È una gelosia infinita che non c'è mezzo di
placare o di sopire! E sembra una camicia di spine sottili dalle quali
si sia ineluttabilmente penetrati fino al midollo!

FRANCESCO

(_ambascioso, esortante, fraterno_) Ulrico! Ulrico!... Amico mio!
Fratello mio!...

ULRICO

(_gettandogli le braccia al collo, dà in una esplosione di pianto
puerile._) Della sua anima sono geloso, io, e tu sai, tu sai che non c'è
un tormento piú crudele di questo!...

FRANCESCO

Fratello mio!... Fratello mio!...


SIPARIO.



QUARTO ATTO


_Il vestibolo._

_Tra il vespero e la sera.--La lampada è già accesa. Nel giardino va
addensandosi la notte. Il lembo di cielo visibile, attraverso il vano,
sulle chiome degli alberi, va, man mano, avvivandosi di qualche stella._


I.

(_Dall'interno della Casa di Salute si propaga, sommessa, la preghiera
dell'_Angelus _cantata a coro dalle Ricoverate._)

ULRICO e FRANCESCO

(_sono seduti presso il tavolino, l'uno di faccia all'altro: tutti e due
curvi, oppressi, meditabondi nella acuita ascoltazione che li
accomuna._)

LA PREGHIERA

(_È l'ultima strofa:_)

    Ancora ancora serbaci, o Signore,
                            il tuo favore,
    d'ogni bene, quaggiú, principio e via.
                               E cosí sia!

(_La melopea si spegne, lasciando nell'aria un'ondulata scia di
misticismo._)

(_I due amici parlano in un tono di segretezza. Non ne sanno il perché.
Non se ne danno ragione._)

ULRICO

La sua voce, l'hai distinta?

FRANCESCO

L'ho distinta, sí.

ULRICO

Anch'io l'ho distinta. E mi ha sorpreso che prettamente modulasse le
note d'un canto ascetico quella bocca che sino a qualche mese fa aveva
modulate, con esperta lascivia, le note di una danza voluttuosa.

FRANCESCO

Ed era tra tutte le voci la piú carezzevole.

ULRICO

La piú carezzevole e la piú pacata, la piú ferma.

FRANCESCO

Verissimo.

ULRICO

Come spieghi la schietta serenità di lei dopo le emozioni che oggi
l'hanno squassata?

FRANCESCO

Ella cantava pregando. E appunto il pregare contribuiva a rasserenarla.

ULRICO

È diventata cosí mistica, cosí religiosa da trovare la serenità nella
preghiera?!

FRANCESCO

È diventata cristiana:--nell'altruismo, le sue aspirazioni; nella
temenza di peccare, i suoi spasimi; nella preghiera, il conforto da cui
le deriva la serenità.

ULRICO

Converrai che c'è da intontire. Un'atea di quella risma!...

FRANCESCO

Un'atea, no. Non una credente, ma nemmeno un'atea. L'ateismo è un
convincimento. Ed è una forza, giacché un convincimento è sempre una
forza. Ella non recava in sé nessuna forza, non c'era in lei che una
psichica inferiorità, una fiacchezza ignara che vagava e si smarriva
nella sua ignoranza. Mi è stato agevole, per questo, fare di lei la piú
religiosa delle mie Ricoverate. L'ignoranza dei deboli è un gran vuoto
che aspetta d'essere riempito e che la religione può senza fatica
riempire.

ULRICO

(_ha la mente scompigliata ed esausta, il corpo vinto dalla
rilassatezza._) Sarà stato come tu dici! Non discuto... Non ho la
capacità di discutere... Del resto, tutto ciò non ha piú alcuna
importanza! (_Ostenta un gesto noncurante e risolutivo._) Quel che è
fatto è fatto! Io ci metto sopra una croce, e la saluto con una voltata
di schiena! (_Si alza, piglia il cappello._)

FRANCESCO

(_impulsivamente_) Cos'è? Te ne vai?... Te ne vuoi andare?

(_Una pausa._)

ULRICO

(_come un infermo abbattuto dalla infermità_) Mio caro Francesco, ti ho
afflitto, vessato, tormentato senza restrizioni. È tempo che ti liberi.
Tu, scusami, dimentica e non ti preoccupare piú di me. Tant'è: sono
quasi calmo. L'uragano è dileguato. Lo ha disperso quel supremo
pacificatore dei piú gravi cataclismi dell'umanità che è...
l'Ineluttabile!... La sola conseguenza che deploro di tutta questa
faccenda è che non saprò come impiegare i logori avanzi della mia vita.
Ci sarebbe da buttarli via... Ma... vedremo!... Si ha pure da attendere
un po' l'impreveduto. Buona notte, Francesco!

FRANCESCO

(_alzandosi, rude, imperativo_) Ulrico, io non ti permetterò
d'allontanarti di qui sinché ci sarà lei.

ULRICO

Non me lo permetterai, perché?

FRANCESCO

Tu la rivedrai! Tu le riparlerai!

ULRICO

E a qual fine?

FRANCESCO

Per indurla ad amarti, per indurla a seguirti. Non si vince senza
combattere. Tu devi vincere!

ULRICO

Queste sono le frasi con cui s'incoraggiano gli eroi delle imprese
balorde!

FRANCESCO

Non è mai una impresa balorda l'ostinarsi d'un innamorato nel proposito
di farsi amare.

ULRICO

Tutto quello che potevo dirle per farmi amare, io glielo ho detto.

FRANCESCO

Non le hai detto abbastanza. Non hai abbastanza insistito.

ULRICO

La sua indifferenza verso i miei sentimenti, verso la mia persona, è,
oramai, insuperabile, e tu lo hai compreso come l'ho compreso io.

FRANCESCO

Il colloquio di oggi è stato troppo brusco, troppo subitaneo, troppo
breve, troppo superficiale. Insistere insistere insistere con l'ardente
pienezza della tua fiamma nuova! Presto o tardi, il grande amore suscita
l'amore!

ULRICO

Non in una donna nella quale l'amore sia già sbocciato con la sua anima
stessa!

FRANCESCO

(_muggendo sordamente_) E dàgli! E dàgli!..

ULRICO

Contro di me ti adiri?!

FRANCESCO

Sono tante scudisciate le tue obiezioni!

ULRICO

Le mie obiezioni rispecchiano, con esattezza, qualche cosa di cui il tuo
acume di scienziato e la tua sensibilità di uomo hanno ben còlta una
prova definitiva.

FRANCESCO

(_acceso, congestionato_) Io mi strapperei il cervello per non pensare
d'essere colui che te la toglie! Questo pensiero mi sconvolge, mi
terrorizza!

ULRICO

Anche di piú ti sconvolge e ti terrorizza, Francesco, il pensiero che
presto o tardi il grande amore suscita l'amore, inquantoché--se proprio
credi che ciò sia--non puoi ritenerti inaccessibile a un tale fenomeno.

FRANCESCO

(_esaltato di terrore_) La tua nefasta gelosia m'impone sempre di piú
l'incubo maligno che sorge dall'attaccamento di quella donna! Ma io lo
scaccerò! Lo scaccerò come si scaccia il profanatore d'un sacrario! E se
non riuscirai tu a farti amare da lei, riuscirò io a farmene odiare!
(_Si domina. Aduna le idee._)

ULRICO

(_inerte, flaccido_) Be', non incollerirti di piú. Sono a tua
disposizione.

FRANCESCO

Tu sarai ospite mio. E a cominciare da stasera avrai modo di ritentare.
Dopo la preghiera dell'Angelus e il raccoglimento che segue, è concessa
alle Ricoverate una parentesi di emancipazione affinché esse diano segni
espliciti delle loro vicende mentali, dei loro progressi o dei loro
regressi. Per Sonia Zarowska è convenuto piú specialmente che la Suora
la mandi in giardino se l'aria sia mite. Ciò serve a provarle che merita
d'essere trattata come una persona normale e a deviarla dalla tendenza
che rivela per la clausura. Oltre di che, sotto il cielo stellato o al
chiaro di luna, ella si abbevera di poesia; e la poesia si tramuta, per
lo spirito, in ossigeno di bellezza morale. Stasera l'aria è mitissima.
In giardino ella sarà tra pochi minuti. Lí, la troverai in condizioni
propizie ad ascoltarti.--E adesso vieni con me, buono e paziente. Non
sarebbe opportuno che súbito tu t'incontrassi con lei. Bisogna che, in
giardino, rimanga un pezzo tutta sola. So quel che dico. Fatti guidare
da me.

ULRICO

(_con accasciata malinconia_) Io il burattino, tu il burattinaio; ma
siamo ambedue egualmente grotteschi e miserevoli!

FRANCESCO

(_mettendogli, fraterno, una mano sulla nuca_) Vieni, vieni, Ulrico! E
taci. Non piú sfoghi amari e inutili! Vieni! (_Lo conduce via, a
destra._)


II.

(_Una strampalata vociferazione anima gradatamente l'atmosfera. Le voci
di alcune Ricoverate, in diversi toni e accenti, si succedono e anche si
mescolano, dissonanti:_)

--Uno due tre quattro cinque...

--Tutti manigoldi! Tutti assassini!

--(_una specie di ululato_) Aùuu! Aùuu!

--Suora Marta, io sono muta!

--(_risate._)

--Oh! che festa! che tempesta!

--(_con altisonante slancio declamatorio:_)

    Non vuoi col brando uccidermi, e coi detti
    Mi uccidi, intanto?

--Chi di noi è la piú bella?

--Io!

--Io!

--Io!

UNA VOCE ZELANTE

Andiamo nell'altra sala a chiassare! E sarà bene chiudere la porta!... È
serata bisbetica. Se il Direttore ci sente!...

(_La piccola gazzarra gaia e tragica si allontana._)

--Uno due tre quattro cinque sei...

--Aùuu! Aùuu!

--(_declamazione:_)

                        O morte, o morte,
    Cui tanto invoco, al mio dolor tu sorda
    Sempre sarai?

--Chi di noi è la piú savia?

(_Risponde un mugolio corale, in sordina:_)

--Sonia Sonia Sonia Sonia Sonia...

(_Silenzio._)


III.

(_Comparisce_ AGNESE _nel giardino.--Indossa un abito semplice e scuro.
Un semplice cappellino, che ha un po' la foggia d'una cuffia monacale,
le incornicia la fronte senza alterare le linee del volto, perspicue
come quelle d'un cammeo._)

AGNESE

(_indugia di là dalla soglia. La febbrile premura che la sospinge è
contrastata da un sopravvenuto sgomento. Quando ella si decide a varcare
la soglia, un leggero capogiro la squilibra e la costringe ad
appoggiarsi a uno spigolo del vano._)

(_Si avanza Sonia dalla porta a sinistra che si è appena aperta e si è
richiusa._)

SONIA

(_nel vedere_ AGNESE, _si sofferma con un vivo trasalimento._)

AGNESE

(_riavendosi, se la trova davanti, a molta distanza, in una strana
intensa contemplazione, e, memore delle stranezze che fioriscono tra
quelle mura, non si meraviglia._)

SONIA

(_persiste nel guardarla, trasfigurandosi, e un culminante moto
interiore traspare dalla sua trasfigurazione._)

AGNESE

(_è attirata da quella persistenza, e, facendo qualche passo verso la
giovane che le è ignota, la interroga, rinnovando l'antica consuetudine
di rivolgere la parola alle Ricoverate con affettuoso interessamento:_)
Chi siete voi, cara, che tanto mi guardate?

SONIA

Chi sono io?... Come dirtelo?... Sonia Zarowska mi chiamo, ma non sono
piú Sonia Zarowska.

AGNESE

Ah, no?

SONIA

Sono tutta diversa, ora, dal mio nome.

AGNESE

(_le si accosta, correggendola, garbata, suasiva_) Il nome non conta.
Siete tutta diversa da quella che eravate.

SONIA

(_compiacendosi di essere compresa_) Da quella che ero, sono diversa.

AGNESE

Una seconda esistenza?!

SONIA

Una seconda esistenza. Ne dubiti?

AGNESE

Non ne dubito, cara! Non ne dubito. Alcune circostanze della nostra vita
producono in noi profondi mutamenti. Dal bene al male, o dal male al
bene. Nel caso vostro, io credo, dal male al bene.

SONIA

Ma non una circostanza della mia vita mi ha mutata. Mi ha mutata Lui.
Solamente Lui.

AGNESE

Arguisco che il vostro Lui sia l'uomo filantropico e sapiente che vi ha
accolta in questo asilo per prendere cura di voi.

SONIA

Sí, quello è il mio Lui!

AGNESE

E dunque?... Le azioni buone o cattive che riceviamo non sono appunto le
circostanze che piú influiscono su noi e piú ci trasformano?...
L'accoglienza da lui concessavi è stata la circostanza che ha prodotto
il vostro salutare mutamento.

SONIA

È giusto, è giusto. Hai ragione. Tu parli con sapienza: con la medesima
sapienza che ha Lui. Io da ignorante parlo.

AGNESE

E mi guardate!... Ancora mi guardate!?

SONIA

Non disdegnare che ti guardo!

AGNESE

No, non disdegno. Perché dovrei disdegnare?

SONIA

Sei cosí in alto!

AGNESE

Troppo si affretta la vostra immaginazione a illudervi sulla mia
persona! Io vivo nel piú umile cantuccio della terra.

SONIA

(_irradiandosi d'ammirazione_) E non sei forse tu sua moglie?...

AGNESE

(_con un sobbalzo_) Come lo avete indovinato che sono sua moglie?

SONIA

Non l'ho indovinato. Ti conosco.

AGNESE

Non ci siamo incontrate mai prima di stasera.

SONIA

Ti conosco nel tuo ritratto, presso al quale egli lavora e studia, e ti
conosco nella costante adorazione ch'egli ha per te.

AGNESE

Ammetto, cara, che un mio ritratto veduto presso di lui vi abbia dato
qualche indizio; ma che mi conosciate nella sua adorazione non è che una
fantasticheria cortese suggeritavi da un estro sibillino. Voi vi
compiacete di fare la zingarella lusingatrice.

SONIA

Che egli ti adori, io lo so! io lo so!

AGNESE

Non potete saperlo, mia buona creatura. Egli non può averlo palesato a
voi.

SONIA

Io so di saperlo. Quella adorazione, segreta, mi è entrata a poco a poco
nel cuore insieme con la sua voce, con i suoi sguardi, col suo fiato,
insieme con la sua tristezza. E, triste e sconsolata, quale egli,
segretamente, la sentiva, quell'adorazione, segretamente, quasi mia
diventava!

AGNESE

(_presa e attonita_) Quasi vostra!?

SONIA

... Tu eri assente. Eri assente e non morta. Dove ti nascondevi?...
Perché ti nascondevi?... Se fossi stata degna di ricondurti a lui, mi
sarei data a cercarti, a cercarti, e dovunque ti avrei cercata. Ma ecco
che, non cercata da nessuno, non ricondotta da nessuno, tu sei qui. Sei
tornata, sei tornata quando piú era provvidenziale che tu tornassi. Sei
tornata per la tua volontà e per la tua fede, anche piú fedele e piú
amorosa e piú devota di come ti fa il tuo ritratto. Che tu sia
benedetta!

AGNESE

(_ha l'impressione d'un incantesimo o d'un miracolo_) Sonia Zarowska!...
Insomma, chi siete, chi siete, voi? Chi siete realmente, ora, «tutta
diversa da quella che eravate»?... E che cosa è questa vostra generosa
dolcezza, che mi si è mossa incontro cosí bizzarra, cosí oltre le
facoltà umane?

SONIA

(_con uno scatto di cruccio allarmato_) Ti sembro io una demente?

AGNESE

(_sollecita e tenerissima_) Oh, no!... Una demente, no! Non è mai
demenza l'impulso di confortare, d'incoraggiare, di augurare. E i vostri
occhi sono pieni di un pensiero sicuro e sagace, la vostra fronte è
rischiarata dalla piú lucida ispirazione... (_La trae a sé, e se la
stringe al petto._) No, no, mia piccola grande amica misteriosa, voi non
mi sembrate e non siete una demente!

SONIA

(_rimpicciolendosi nell'abbraccio_) Grazie! Grazie!... E non mi
dimenticare, te ne prego! Non mi dimenticare!


IV.

(_Irrompono_ FRANCESCO _e_ ULRICO--_che si avviavano verso il vestibolo
e, dalla stanza attigua, hanno scorto_ AGNESE.)

FRANCESCO

(_vibrante di stupore_) Tu qui, Agnese!

(_Le due donne si staccano l'una dall'altra con simultanea rapidità._)

SONIA

(_come trasportata da una raffica, sparisce nella penombra del
giardino._)

FRANCESCO e ULRICO

(_oltre che dell'arrivo di_ AGNESE, _sono stupiti di aver trovate le due
donne unite in un amicale abbraccio._)

AGNESE

(_ansima, ammutolita da una emozione in cui annegano le sue forze._)

FRANCESCO

... Non una lettera, non un telegramma che mi avvertisse del tuo arrivo!
Non un cenno qualunque che me ne facesse intravvedere la probabilità!...
Un proposito repentino deve averti spinta a venire proprio
all'improvviso.

AGNESE

Un proposito non repentino, ma di cui repentinamente ho sentita
improrogabile l'attuazione.

FRANCESCO

E, invece di correre da me appena arrivata, ti trattenevi con una
estranea?! In una cordialità cosí confidenziale--per colmo di
stranezza--che perfino l'abbracciavi!

AGNESE

Quella estranea mi è stata preziosa. Il piú gentile, il piú commovente
esemplare dell'Incomprensibile!... Mi è apparsa dinanzi estatica quando
io giungevo trepidante, scoraggiata. Il ricordo d'un mio ritratto e una
specie d'intuito fatidico le hanno fatto súbito riconoscere in me tua
moglie. E, come un piccolo angelo protettore, mi ha misteriosamente
circondata d'una infantile effusione nella quale sorrideva la fiducia di
sollevare il mio spirito e di ricongiungerlo al tuo. Poi, si è
costernata sospettando di sembrarmi una demente, e io... l'abbracciavo
per chetarla con un segno della mia tenerezza riconoscente.

FRANCESCO

(_accorgendosi che Ulrico è rimasto lí, in disparte_) Hai udito, Ulrico?
Hai udito?

ULRICO

(_si ravviva come per un raggio di sole baluginante nel buio_) Ho udito,
sí!

FRANCESCO

(_cui la presenza di_ AGNESE _costringe a velare di disinvoltura
l'intenzione del richiamo_) In rapporto alle apprensioni che hai per
Sonia Zarowska, questo episodio ha un significato speciale e
rassicurante.

ULRICO

(_elettrizzandosi, scoppiettando di giubilo mal represso_) Difatti,
modifica, anzi... capovolge l'aspetto delle cose! Si direbbe, presso a
poco, che io mi sia sbagliato!... Santodio, che logogrifo è il mondo!...
Ma tu tralascia, tralascia di badare alle mie miserie. La signora Agnese
è venuta, lo sento, a riprendere il suo posto al tuo fianco, nel tuo
cuore... Innumerevoli spiegazioni, mi figuro, dovrete scambiarvi... Io,
nel frattempo, me ne starò in giardino... a cavare l'oroscopo dal
firmamento, e chi sa!... chi sa!... (_Ride nervoso, ma senza amarezza:_)
Eh eh eh eh!... Giornata memorabile, questa, signora Agnese! Memorabile,
dal principio alla fine! Eh eh eh eh!... (_Esce dal fondo._)


V.

(AGNESE _e_ FRANCESCO _si dispongono, agitati, perplessi e pur
contenuti, all'imminente colloquio._)

FRANCESCO

Anzitutto, entra. (_Indica la porta a destra._) Io non ti consento di
rimanere sul limite della casa dove hai il diritto d'entrare, dove ho il
dovere di farti entrare.

AGNESE

Entrerò, Francesco, ma non súbito. Prima che ci riuniscano--come sarà
inevitabile--i nostri diritti e i nostri doveri nella casa comune,
bisogna che stiano l'una di fronte all'altra, in un'ora che escluda
appunto i vincoli dei doveri e dei diritti, due sincerità indipendenti e
complete.

FRANCESCO

La sincerità mia ha sempre aspettata la tua. E l'aspetta piú che mai!

AGNESE

(_si smarrisce nella difficoltà di cominciare a esprimersi. Siede._)
Purtroppo, non saprò dire. Non troverò le parole adeguate alla decisione
di dirti tutto ciò che esigo sia da te approfondito. È un groviglio di
sentimenti, di sensazioni e di idee inestricabile, inesprimibile.

FRANCESCO

Non sono infrequenti i casi in cui non dicono abbastanza le parole. Ma
io intenderò piú che esse non diranno se tu hai la ferma volontà ch'io
intenda. (_Le siede dirimpetto, presso il tavolino._) Fídati, Agnese!

AGNESE

... Quale errore, quale errore nella mia fuga! Quale errore nel credere
che allontanandomi da te mi sarei liberata dai dubbî tortuosi e dalle
indagini prepotenti che la tua esaltazione m'infliggeva!... Quei dubbî e
quelle indagini mi raggiunsero, mi perseguitarono, mi dominarono, mi
avvolsero: divennero come una rete di acciaio in cui la mia anima fosse
rimasta impigliata! Non erano piú nelle tue interrogazioni, nei tuoi
occhi, nei tuoi silenzi, ed erano--ahimé, peggio!--in ogni attimo del
mio pensiero. Io medesima dubitavo. Io medesima indagavo.

FRANCESCO

(_autoritario_) Dovevi indagare!

AGNESE

Non lo dovevo, Francesco, perché saldamente ricordavo che la mia fedeltà
era stata cosí intrinseca ai miei istinti femminili da poter
fronteggiare imperterrita le insidie delle piú abili seduzioni,
l'assalto dei fascini piú possenti. E ricordavo di piú. Ricordavo...
che, nonostante le torture che preparavano il nostro distacco, in una
ultima parentesi di ardore, io ti avevo tenuto tra le braccia con
l'identica dedizione limpida del mio primo abbandono di sposa!... Ma tu
mi avevi comunicato il sospetto che l'infedeltà spunti talvolta fuori
dei confini nei quali la considera l'umanità semplice alla quale io
appartengo; mi avevi comunicata la febbre di scoprire il seme d'una
infedeltà mia fuori delle vie che menano al peccato...

FRANCESCO

(_interrompendo_) Sono vie che restano ignote a una donna come te.

AGNESE

E a furia d'indagare e di dubitare, nella solitudine che contribuiva a
farmi cedere alla ossessione, a farmi astrarre dalla prova tangibile
della mia innocenza, a cacciarmi in una atmosfera fantastica, simile a
quella in cui ho veduto vivere qui tante disgraziate che tu soccorri, io
finii con l'accusarmi.

FRANCESCO

(_divampando_) Di che ti accusasti?... Parla! Di che ti accusasti?...

AGNESE

Mi accusai d'una profonda inquietudine per la morte d'un uomo che
disperatamente l'aveva voluta.

FRANCESCO

(_battendo un pugno sul tavolino_) Paolo Gemmi!

AGNESE

(_ribadisce_) Paolo Gemmi.

FRANCESCO

(_livido--dilatando le pupille, e in un tono di rapace circospezione_)
Paolo Gemmi ti amava?

AGNESE

(_con mitezza_) Sí, mi amava.

FRANCESCO

Da lui lo apprendesti?!

AGNESE

Lo appresi da lui, attraverso la maschera che egli s'imponeva. Nessun
uomo che molto ami una donna da cui non sarà mai amato riesce a
dissimularle il solitario amore che lo strugge.

FRANCESCO

Tu sospettasti che per questo suo amore egli si fosse ucciso?!

AGNESE

Lo sospettai, e mi fu confermato dal padre, che ne aveva raccolto
l'estremo respiro.

FRANCESCO

(_attanagliandola_) Perché lo interrogasti?

AGNESE

Io non lo interrogai, ma le sue lagrime di padre mi vollero consapevole.

FRANCESCO

(_col fremito irruente d'una imprecazione_) Ti vollero consapevole e
t'incatenarono immediatamente all'amore del martire!

AGNESE

No, Francesco! Nulla di quanto accadeva in me somigliava alla
rievocazione dell'innamorato sparito. Nulla somigliava a un rimorso, a
un pentimento, a un rimpianto profferto alla sua memoria. E perciò,
anche sotto il martello della tua inquisizione, la mia coscienza
permaneva immobile, altera, integra, estranea al lutto inquieto che
serbavo. Solamente piú tardi, ti ripeto, solamente piú tardi io potetti
accusarmi! Solamente piú tardi, nel mondo irreale, nel mondo della
follia che la coscienza mi aveva offuscata lontano da te, lontano dal
nido della mia realtà, questo lutto mi parve quasi colpevole! E
cominciai da allora a martoriarmi per il martirio di lui, cominciai a
compassionare la disperazione che lo aveva travolto, cominciai a
trovarmelo dinanzi, in una larva desolata e sommessamente loquace, e le
mie stanche veglie e i miei brevi sonni malati si riempivano di panico,
di tremore, di lotte...

FRANCESCO

(_con l'aspetto e con l'accento di chi subisca i colpi reiterati d'un
ferro aguzzo_) Ah!... chi mi darà la forza di resistere a queste fitte
atroci?!

AGNESE

(_mutando_) Se è vero che ti è possibile intendere piú che le mie parole
non dicano, queste fitte saranno cessate fra qualche istante. Cerca di
intendere, Francesco, affinché ti sia dato di voltare le spalle a questi
fatti che sono cosí effimeri, cosí trascurabili al paragone di quello,
solenne, che sto per rivelarti. Il voto, che durante tre anni di unione
avevamo nascosto, fervido e pertinace, in una tacita attesa, si era
virtualmente compiuto, come per un decreto ammonitore venuto dall'alto
proprio alla vigilia della nostra separazione.

FRANCESCO

(_in un confuso sbalordimento_) Ma che mi racconti, adesso?!

AGNESE

Le lotte contro la povera larva del suicida, contro la pietà che ne
avevo, contro il suo amore susurrato dalla voce sinistra della morte...
furono presto e improvvisamente troncate dalla letizia di un giorno che
mi parve il piú luminoso della mia vita!

FRANCESCO

Tu eri madre?!

AGNESE

N'ebbi quel giorno la certezza.

FRANCESCO

(_con una incipiente esultanza, mescolata al suo travaglio_) Agnese!...

AGNESE

Cerca di intendere! Cerca di intendere!... Ero madre per te, per te, e
dalle viscere materne si diffondeva in tutto il mio essere l'energia
sana e trionfante della fedeltà perfetta che l'allucinazione aveva per
poco turbata!

FRANCESCO

Sí, questo io lo intendo, lo intendo...

AGNESE

Ebbene, il tuo cuore non mi si riavvicina ancora? Non ancora, non ancora
mi promette la pace che merito?

FRANCESCO

Sono in un vortice, Agnese!... Troppe emozioni in una volta!... Ti
chiedo in grazia una sosta!...

AGNESE

Una sosta, no!... Ho lungamente tardato a recarti l'annunzio in cui
tanto speravo, perché lungamente ho temuto di perdere le mie speranze
facendoti l'astrusa confessione che Dio mi aveva comandata. Ma poi, a un
tratto, sono corsa a rischiare queste speranze presa da una avidità
subitanea e sfrenata di vedere la mia sorte, di vedere il mio avvenire,
del quale tu sei l'arbitro. E, giacché hai udito la confessione e
l'annunzio, io ti chiedo impaziente che parli la sincerità tua come ha
parlato la mia. Mi assicuri tu che presso la culla della nostra creatura
torneranno a congiungerci tutte le ragioni sublimi che un tempo ci
congiunsero?

FRANCESCO

(_dilaniandosi, prorompe in un doloroso furore_) Io vorrei almeno tacere
e non me lo concedi!... Vorrei tacere! Vorrei tacere!... Quel morto mi
rende implacabile col suo amore sovrumano ed eterno!

AGNESE

(_sorge in piedi irata e fiera. Indi, la fierezza e l'ira svaniscono in
uno sconforto muto._)

(_Un silenzio._)

FRANCESCO

(_umiliato, balbetta:_) So di offendere l'eroismo della tua confessione
degna d'una santa. So di calpestare il dono che la tua virtú mi ha
portato. (_China la fronte con l'umiltà d'un peccatore cosciente davanti
ad un altare._) So... di essere abominevole!

(SONIA _sguscia di tra gli alberi del giardino; e, nelle pieghe della
foschia, resta a origliare_.--ULRICO, _non visto da lei, la segue,
sorvegliandola._)

AGNESE

...

(_assorta nella sua disillusione, lentamente scandisce:_) Sicché: questa
la mia sorte, questo il mio avvenire! Accanto a te, senza di te!... Mi
rassegnerò. (_Scrolla il capo triste._) Ed ecco: entro nella casa «dove
ho il diritto di entrare, dove hai il dovere di farmi entrare». (_Esce a
destra--ammantata di dignitosa tristezza._)


VI.

FRANCESCO

(_è tuttora seduto, concentrato nella umiliazione, il mento sul petto,
lo sguardo a terra._)

ULRICO

(_acquattandosi, sparisce dietro il fogliame._)

SONIA

(_si avanza piano, insicura dei suoi passi, con nella fisonomia una
incisa espressione di compatimento soccorrevole. Vicino a lui,
s'inginocchia, unendo palma a palma, in un gesto supplice._)

FRANCESCO

(_ne ha un urto e un brivido. Si rizza, scostandosi._) Che fate voi in
codesto atteggiamento?!

SONIA

Imploro!

FRANCESCO

Implorate che cosa?

SONIA

Nulla per me.

FRANCESCO

E allora nulla avete da implorare!

SONIA

Non l'hai vista infelice? E non sei tu anche piú infelice di lei?... Da
te imploro ciò che ella ha certamente implorato.

FRANCESCO

Smettete! Alzatevi!

SONIA

(_obbediente, si alza._)

FRANCESCO

E ritiratevi! Mi date molestia!... D'altronde, è l'ora del riposo. Già
forse riposano le vostre compagne. Mi spiacerebbe che Suora Marta si
incomodasse a cercare di voi. E badate: mai piú implorazioni indiscrete
come quella che avete osato di rivolgermi! Tra mia moglie e me, voi non
siete nessuna!

SONIA

Non giudicarmi troppo male! Ascoltami!

FRANCESCO

Non c'è bisogno ch'io vi ascolti. Ritiratevi, Sonia! Vi ordino di
ritirarvi!

SONIA

Ascoltami! Ascoltami! (_Tutta palpiti nella insistenza_)... Tu mi hai
congedata oggi, dicendomi che ero guarita. Non mi pareva che fosse vero,
e t'ho pregato di farmi restare. Ma stasera mi pare vero. Mi accorgo che
è vero. Mi sento veramente guarita. E sono pronta a lasciarti. Me ne
andrò. Me ne andrò domattina all'alba. E anche súbito potrei andarmene.
Per questo, vedi, per questo mi abbrucia il desiderio di saperti
incamminato, insieme con lei, verso la gioia, verso la felicità. Se io
ne avessi la sicurezza, il mio cuore sarebbe docile e forte, e ti
saluterei tranquilla, senza piangere, senza soffrire...

FRANCESCO

(_pervaso dalla soavità ch'ella emana, se ne difende, e reagisce con
brutale asprezza._) Basta, Sonia! Basta! Basta! Non voglio commuovermi
per le vostre ansie inopportune! Non voglio, non voglio piú udire il
suono della vostra voce!

SONIA

Perché mi tratti cosí?... Perché mi disprezzi tanto?...

(_Un intervallo--doloroso._)

FRANCESCO

(_arrendendosi_) Non vi disprezzo. Vi giuro che non vi disprezzo!...
Avrei respinta l'inframmettenza d'una sorella come ho respinta la
vostra. Io eccedo nel manifestare i miei ritegni, la mia intolleranza.
Le parole che mi vengono alle labbra sono convulse, inconsulte,
ingiuste. Me ne rammarico. Me ne pento. E, poiché l'affetto che nudrite
per me v'impedirebbe di lasciarmi con tranquillità prima di sapermi
conciliato con le speranze legittime che hanno qui ricondotto mia
moglie, mi piego a rendervi conto di ciò che, in ogni caso, non potrebbe
riguardarvi. Vi garantisco, dunque, che, da questo momento, io mi
dedicherò a rinsaldare la mia convivenza con lei. Vi garantisco che la
nostra felicità coniugale sarà, comunque, ricostruita. Da voi stessa mi
è stato mostrato... che m'incalza la necessità di riaggrapparmi, per la
mia salvezza, all'unica donna che io debba amare e che abbia il diritto
di amarmi!..... Come vedete, dopo che mi avete tante volte immeritamente
circondato della vostra riconoscenza, siete voi che meritate la
riconoscenza mia...

(_La commozione sta per vincerlo._) E adesso, una stretta di mano, e
addio!

SONIA

(_ebra di sacrificio--in ambo le mani chiude quella che egli le ha
stesa._) Addio!

FRANCESCO

(_fisandola con gli occhi gonfi di lagrime_) Senza piangere...

SONIA

(_fisandolo con gli occhi morenti di ebbrezza e di angoscia_) Senza
piangere.

FRANCESCO

Senza soffrire...

SONIA

Senza soffrire.

(_Tutti e due tremano. I loro pallidi volti si avvicinano l'uno
all'altro._)

FRANCESCO

Povera Sonia!... (_Ma, ghermito da un fulmineo raccapriccio, si stacca
da lei._) No! No! Che orrore!... Via! Via! Via!... Via! (_Fugge a
destra, guatando indietro._)


VII.

SONIA

(_rimane un istante stecchita. Nelle orbite enormi e cupe, le pupille
sono come cristallizzate e il bulbo biancheggia d'un biancore gelido.
Indi, ella, i piedi attaccati al suolo, si agita dalla cintola in su,
boccheggiando, annaspando e sforzandosi di chiamare, col fiato monco:_)
Ulrico!... Ulrico!...

ULRICO

(_è già comparso nel fondo, trascinandosi a stenti.--Sembra un uomo
crivellato di ferite,--Egli risponde roco, terribile, sibilante,
disperato:_) Non mi chiamare, Sonia! Conosco lo strazio che ti soffoca!
Ti ho spiata. È uno strazio che a me non chiede che di essere maledetto!

SONIA

Riprendimi! Riprendimi! Puoi riprendermi, ora!... Finalmente, mi ritrovi
com'ero!

ULRICO

(_nella rapina d'una fiamma frenetica, piomba su lei, l'afferra, la
gualcisce, la storce, gridando:_) Non cosí, non cosí ti volevo!... È la
piú scellerata delle tue crudeltà questa offerta nefanda!

SONIA

(_mormora:_) Non sono mai stata crudele.

ULRICO

(_seguitando a gualcirla, a storcerla, a inveire_) Nessuno commette
maggiori crudeltà di chi non si sente crudele!

SONIA

(_come una moribonda_) Puniscimi... Puniscimi...

ULRICO

(_in uno scroscio di pianto che straripa da tutta la sua persona
e che ha qualche cosa di selvaggio_) Con la mia fine ti
punirò--vedrai!--dandoti il rimorso che ti spetta!

(_Si spalanca la porta a sinistra._)

SUORA MARTA

Maria Vergine! Che è questo?!

ULRICO

Venite, venite, Suora Marta! Sorreggetela voi! (_Getta tra le braccia
amorevoli della Suora il corpo sgretolato di Sonia._) E, soprattutto,
sorreggetene l'anima trafitta! Io, vado, invece, a perdere la mia!
(_Esce a precipizio._)

SUORA MARTA

Sonia! Sonia!... (_Tenendola, incuorandola_) Mia buona Sonia! Mia buona
figliuola!... Preghiamo il Signore!... Preghiamolo insieme!...

SONIA

(_cadendo in deliquio_) No, Suora Marta! Non so piú pregare...


SIPARIO.


FINE.


Avvertenza.--Nella pagina seguente, le note della preghiera corale delle
Ricoverate.


  [Illustrazione: note della preghiera.

  CORO

  Ancora ancora serbaci o Signore
  il tuo favore d'ogni bene quaggiù.... principio e
  via E così sia. E così sia.]



  REMO SANDRON, Editore--Libraio della R. Casa

  Milano-Palermo-Napoli-Genova-Bologna-Torino-Firenze

  Opere di ROBERTO BRACCO

  Edizioni SANDRON

  _TEATRO:_

  =Volume I.=--4ª EDIZ. RIVEDUTA, in-16, pagg. 372.

  =Non fare ad altri...= Commedia in un atto.--=Lui, lei, lui.= Commedia
  in un atto.--=Un'avventura di viaggio.= Commedia in un atto.--=Una
  donna.= Dramma in quattro atti.--=Le disilluse.= Fiaba in un
  atto.--=Dopo il veglione.= Scenette.

  =Volume II.=--4ª EDIZ. RIVEDUTA, in-16, pagg. 364.
  =Maschere.= Dramma in un atto.--=Infedele.= Commedia in tre atti.--=Il
  Trionfo.= Dramma in quattro atti.

  =Volume III.=--4ª EDIZ. RIVEDUTA, in-16, pagg. 385.

  =Don Pietro Caruso.= Dramma in un atto.--=La fine dell'Amore.= Satira
  in quattro atti.--=Fiori d'arancio.= Idillio in un atto.--=Tragedie
  dell'Anima.= Dramma in tre atti.

  =Volume IV.=--3ª EDIZ. RIVEDUTA, in-16, pagg. 372.

  =Il diritto di vivere.= Dramma in tre atti.--=Uno degli onesti.=
  Commedia in un atto.--=Sperduti nel buio.= Dramma in tre atti.

  =Volume V.=--3ª ediz. riveduta, in-16, pagg. 387.

  =Maternità.= Dramma in quattro atti.--=Il frutto acerbo.= Commedia in
  tre atti.

  =Volume VI.=--3ª ediz. riveduta, in-16, pagg. 290.

  =La piccola fonte.= Dramma in quattro atti.--=Fotografia senza....=
  Scherzetto.--=Notte di neve.= Dramma in un atto.--=La chiacchierina.=
  Monologo.

  =Volume VII.=--in-16, pagg. 308.

  =I fantasmi.= Dramma in quattro atti.--=Nellina.= Dramma in tre atti.

  =Vol. VIII.=--3ª EDIZ. RIVEDUTA, con una nota dell'Autore e con
  un'appendice, in 16, pagg. 288.

  =Il piccolo Santo.= Dramma in cinque atti.--=Ad armi corte.= Commedia
  in un atto.

  =Volume IX.=--in-16, pagg. 340.

  =Il perfetto amore.= Dialogo in tre atti.--=Nemmeno un bacio.= Dramma
  in tre atti e un epilogo.

  =Volume X.=--2ª edizione, in-16, pagg. 348.

  =L'internazionale.= Commedia in un atto.--=L'amante lontano.= Dramma
  in tre atti.--=Ll'uocchie cunzacrate.= Dramma napoletano in un
  atto.--=La culla.= Dramma in un atto.

  =I PAZZI. Con un preambolo dell'Autore.=

  _VERSI:_

  =Vecchi versetti.=--Con prefazione dell'Autore, note dell'editore e
  glossario.

  _NOVELLE:_

  SMORFIE GAIE E SMORFIE TRISTI

  Volume 1º =SMORFIE TRISTI.= _Un volume in-16, pagg. 334._
    »    2º =SMORFIE GAIE.= _Un volume in-16, pagg. 304._
    »    3º =LA VITA E LA FAVOLA.= _Un volume in-16, pagg. 316._
    »    4º =OMBRE CINESI.= _Un volume in-16, pagg. 320._

  _SCRITTI VARII:_

  =Tra i due sessi.=--Volume di pagg. 70.--2ª edizione.

  Edizioni GIANNINI

  =Tra le Arti e gli Artisti.=--Volume di pagg. VIII-390
  =Tra gli uomini e le cose.=--Volume di pagg. 362.

  Prezzo del presente volume: _Lire NOVE_.



  Nota del Trascrittore

  Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così
  come le grafie alternative (dubbi/dubbî/dubbii, vizi/vizî/vizii e
  simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
  Sono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo
  originale):

  101 - IV. [VI.]
  118 - ho lasciate sul pianerottolo [pianerrottolo]
  142 - da Lorenzo Gemmi [Gianni]





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